Palermo e la vivisezione

Giorno 6 novembre ci ritroveremo in piazza Verdi per manifestare contro la vivisezione in contemporanea al secondo corteo nazionale contro l’allevamento Green Hill di Montichiari e nell’ambito di una settimana d’azione nazionale contro la sperimentazione animale lanciata dal coordinamento stesso.

L’obiettivo della settimana d’azione è quello di manifestare supporto e solidarietà alla lotta contro il lager di Montichiari e sottolineare, al contempo, che la sperimentazione animale è purtroppo un fenomeno che non riguarda solo gli obiettivi di campagne come Fermare Green Hill o altri allevamenti e laboratori lontani dalle nostre città ma che ci è molto vicino.

Palermo non è da meno rispetto alle altre città e sono molti i luoghi teatro di torture quotidiane e continui orrori.

Qui di seguito potete leggere una lista dei siti di sperimentazione animale in città e alcune notizie relative agli esperimenti che vengono condotti al loro interno.

Dipartimento di Biologia Cellulare e dello Sviluppo

Viale delle Scienze – EDIFICIO 16

Dalla fusione dell’Istituto di Anatomia Comparata con gli Istituti di Genetica e di Fisiologia, nasce, nel 1984, l’odierno Dipartimento di Biologia Cellulare e dello Sviluppo. Dalla sede originaria, sita in Via Archirafi, il Dipartimento si è trasferito nel 1994 nella sede definitiva sita nell’Edificio 16 di Viale delle Scienze.

Comprende: 30 unità di Personale Docente, 6 unità di Personale Tecnico, 6 unità di Personale Amministrativo e 3 unità di personale Bibliotecario e 3 unità di Personale Servizi Generali. A questi vanno aggiunti circa 30 unità di Personale Laureato che nella qualità di dottorandi di ricerca e assegnisti di ricerca frequentano regolarmente i laboratori del Dipartimento.

Il Dipartimento assicura la didattica per numerosi insegnamenti dei Corsi di Laurea in Scienze Biologiche, Scienze Naturali, Biotecnologie, Medicina e Chirurgia di Palermo e delle sedi distaccate di Trapani, Castelbuono e Caltanissetta, sia con didattica frontale che con attività di laboratorio.

Le ricerche realizzate negli ultimi anni, alcune delle quali condotte in collaborazione con ricercatori di altre Università e Centri di Ricerca Italiani ed Esteri, sono state finanziate dal MURST (ex 40%), dall’Università di Palermo (60% e Contributi per Collaborazioni Scientifiche Internazionali), dall’Unione Europea (finanziamento di ricerche singole o di networks), da Enti pubblici (Provincia Regionale di Palermo e Regione Sicilia), da Enti Nazionali di Ricerca (CNR) e da altri Enti di Ricerca, quali l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e Telethon.

matranga2L’embrione di riccio di mare Paracentrotus lividus è il sistema utilizzato per lo studio delle linee di ricerca seguenti:

  • 1.Dinamica della cromatina nella regolazione dell’espressione genica;
  • 2.Ruolo dei geni con homeobox nei meccanismi di specificazione dell’identità cellulare e di morfogenesi;
  • 3.Deduzione del network genico preposto al differenziamento ectodermico;
  • 4.Regolazione trascrizionale dei geni codificanti per alfa e beta tubulina;

Vengono utilizzati topi e staminali di topo per lo studio di Anatomia Comparata, Biologia dello Sviluppo per il corso di laurea in Scienze Biologiche e condotte indagini sull’instabilità genomica in vitro ma anche in vivo.

Il Dipartimento è anche sede di un laboratorio Telethon DTI (Dulbecco Telethon Institute) le cui ricerche fanno ampio uso delle più avanzate metodiche biotecnologiche e biomolecolari e si avvalgono dell’utilizzo di modelli sperimentali animali.

Policlinico

Via del Vespro, 129 (Policlinico)- Palermo

All’interno del Policlinico di Palermo si trova uno stabulario utilizzato da più dipartimenti in condivisione per lo svolgimento di ricerche riguardanti la biologia dei tumori, la neurochimica e la biochimica marina. In particolare gli studi concernono i meccanismi apoptotici indotti da diversi agenti in cellule tumorali in coltura, i meccanismi biochimici che operano nel differenziamento di cellule nervose e infine lo sviluppo di tecniche biochimiche per lo studio di organismi marini in allevamento.

Tra le principali attività di ricerca:

Settore “Neurochimica”

Studio dei meccanismi di regolazione della sintesi delle proteine istoniche nel cervello di ratto in sviluppo.

Questa linea di ricerca si propone lo studio dei meccanismi che controllano la sintesi e l’accumulo di varianti istoniche specifiche del differenziamento, dimostrando che la regolazione è in larga misura post-trascrizionale e che tale controllo coinvolge una serie di fattori leganti RNA, alcuni dei quali sono stati identificati e clonati nel laboratorio della Prof.ssa Di Liegro.

Settore “Biochimica Marina”

Monitoraggio dell’inquinamento marino attraverso lo studio delle alterazioni biochimiche indotte dagli agenti stressogeni negli organismi acquatici.

Lo studio, sia in vitro che in vivo, dei meccanismi biochimici che stanno alla base delle risposte degli organismi acquatici agli agenti stresso geni.

Sviluppo di tecniche biochimiche per lo studio degli organismi marini allevati

Questo studio si propone di contribuire allo sviluppo delle tecniche di acquacoltura, migliorando le conoscenze relative ai meccanismi che regolano processi chiave come la crescita, la riproduzione, le risposte allo stress e alle patologie degli organismi marini allevati e potrà essere inoltre indirizzato alla estrazione e all’isolamento dagli organismi marini di molecole biologicamente attive nuove ed utili per l’uomo (naturaceutici).

linea2 Ri.MED

Attuale sede legale ed amministrativa:
Piazza Sett’Angeli 10 (ingresso via Dell’incoronazione 1), 90134, Palermo

Futura sede legale ed amministrativa:
Via Bandiera 11, 90133 Palermo

Futuro Centro per le Biotecnologie e la Ricerca Biomedica (CBRB):
Via Ponticelli (incrocio via Berlinguer), 90044, Carini

Ri.MED, Centro per le Biotecnologie e la Ricerca Biomedica, è un grande centro di ricerca che nascerà a Carini, a pochi chilometri dall’aeroporto di Palermo con l’obiettivo di diventare un polo di riferimento nell’ambito delle biotecnologie.

Promosso da diversi partner, in primis dalla Fondazione Ri.Med, istituita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri grazie ad un finanziamento del Governo italiano, il progetto si avvale della collaborazione attiva dell’Università di Pittsburgh e dell’ University of Pittsburgh Medical Center (UPMC – Centro Medico dell’Università di Pittsburgh) e ha goduto dell’intercessione della Presidenza della Regione Siciliana e del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Inoltre, a mettere a disposizione l’area su cui dovrebbe sorgere il CBRB è stata la Regione Siciliana che ha conferito i terreni interessati alla fondazione.

Il Centro Ri.MED sarà costituito da un edificio-laboratorio di 25.000 mq, comprendente:

  • Laboratorio di Biologia strutturale,
  • Struttura vivarium e topi transgenici
  • Laboratori di ricerca di ingegneria biomedica
  • Laboratori per lo sviluppo di vaccini
  • Laboratorio di Imaging molecolare
  • Laboratorio di neuroscienza
  • Laboratori centrali
  • Incubatore d’impresa

Saranno otto le linee di ricerca che verranno condotte presso i laboratori del CBRB, con un massiccio impiego di sperimentazioni su animali:

  • Linea 1: Ricerca di nuovi farmaci
  • Linea 2: Sviluppo vaccini
  • Linea 3: Ingegneria dei tessuti e medicina rigenerativa
  • Linea 4: Sviluppo di dispositivi biomedici
  • Linea 5: Biologia strutturale
  • Linea 6: Biologia computazionale
  • Linea 7: Neuroscienze
  • Linea 8: Imaging molecolare

Attualmente, in attesa dell’apertura di Ri.MED, le attività di ricerca e sperimentazione avvengono presso l’Unità di Medicina Rigenerativa e Terapie Cellulari dell’ISMETT (Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione)

Dipartimento di Fisiologia e Nutrizione Umana

Via Augusto Elia, 3 – Palermo

All’interno di questo Dipartimento avvengono dagli anni ’60 sperimentazioni su diverse specie animali, tra cui ratti, gatti, conigli, primati, come testimoniato da numerose pubblicazioni redatte dal personale docente. Tra queste:

  • La Grutta G., Giammanco S., Azione della tioridazina sulle gonadi di ratto (1965)
  • Giammanco S., Sulle modificazioni dell’attività elettrica dell’ipotalamo indotte da variazioni glicemiche: effetti della somministrazione di glucosio nel gatto. (1965)
  • Giammanco S., Comportamento della glicemia in seguito a stimolazione ipotalamica ripetitiva nei gatti vagotomizzati. (1965)
  • Krupp P., Giammanco S., Impianto di elettrodi cerebrali a permanenza nel coniglio. (1966)
  • La Grutta V., Giammanco S., Amato G., Studio topografico delle proiezioni della corteccia cerebrale sul nucleo caudato, nel gatto. (1967)
  • Giammanco S., La Grutta V., Comportamento alimentare del coniglio con elettrodi e con cannula a permanenza in seguito a stimolazione elettrica e chimica dell’ippocampo dorsale. (1967)
  • Paderni M. A., Zagami M. T., Giammanco S., Effetti della morfina sull’attività elettrica cerebrale spontanea ed evocata, nel gatto (1971)
  • Giammanco S., La Guardia M., Paderni M. A., Studio di alcuni fattori che influenzano il comportamento di aggressione letale interspecifica ratto-topo (1989)
  • Ernandes M., La Guardia M., Giammanco M., Maize Based Diets and Mouse-Killing Behaviour in Rats (2003)

NESSUN COMPROMESSO: BASTA VIVISEZIONE!

eventoNel giorno della manifestazione nazionale contro la direttiva europea sulla vivisezione, saremo in piazza anche a Palermo per ribadire il nostro NO alla vivisezione!

Sabato 25 settembre 2010, a  partire dalle 17,30 a Piazza Verdi.

L’8 settembre il Parlamento Europeo ha votato a favore della nuova direttiva sulla sperimentazione animale continuando ad avallare un massacro ingiustificato e spietato, consumato freddamente nel nome della “ricerca scientifica“.

Di fronte a quest’ ennesimo abuso di potere da parte delle multinazionali farmaceutiche e dei politici a loro asserviti, nel giorno del corteo nazionale che si svolge a Roma, siamo in piazza per ribadire il nostro NO alla VIVISEZIONE.

Ogni anno milioni di animali vengono torturati, sottoposti ad esperimenti crudeli, sfigurati, ingabbiati, incatenati, legati ai tavoli operatori, avvelenati, lasciati soffrire e morire nei laboratori.

Questa è la ricerca medico-scientifica portata avanti dai baroni della medicina, finanziata e avallata dalle istituzioni.

Una ricerca che prevede lo sterminio di un milione di esseri viventi nella sola Italia, ogni singolo anno. Giorno dopo giorno, agonia dopo agonia.

Esseri viventi vengono prodotti su scala industriale dentro allevamenti specializzati, cresciuti in condizioni asettiche e creati come oggetti su cui accanirsi nella ricerca di non si sa quale soluzione ai mali provocati, spesso, da noi stessi umani.

Da un punto di vista etico, non può esserci alcuna giustificazione a questo massacro legalizzato, nessuna ragione può sostenere tanta crudeltà nei confronti di esseri senzienti.

Da una prospettiva puramente scientifica, va ricordato che gli esperimenti sugli animali sono considerati antiscientifici da un numero sempre crescente di medici. La vivisezione, non più dogma assoluto, viene messa in discussione. Gli esperimenti sugli animali non portano ad alcuna reale conoscenza delle sostanze sperimentali poiché animali di specie o addirittura razze diverse, così come ceppi di animali della stessa specie o ancora singoli individui, risponderanno in modo diverso ad un dato stimolo, come ad esempio alla somministrazione di un farmaco.

Chi è convinto che i luoghi deputati a queste crudeltà siano lontani anni luce sappia invece che in molte strutture ospedaliere e nelle più note università italiane migliaia di animali vengono torturati e uccisi.

Questa è la realtà dei fatti ed è importante tenere a mente che tutto questo avviene con la benedizione degli stati, delle multinazionali, delle fondazioni, di tutti coloro i quali traggono profitto da questo sistema basato sullo sfruttamento da parte dell‘ uomo sull‘ uomo, sugli animali e sulla terra.

Ci preme dunque sottolineare come la nostra critica e lotta non si fermi solo alla pratica della vivisezione ma si estenda a tutto l’apparato agro-chimico-farmaceutico, supportato e sostenuto da una società che cerca le risposte e le soluzioni ai suoi problemi solo riponendo una cieca fiducia nel progresso, nella scienza e nella tecnologia, senza fermarsi a riflettere su quelle che sono le reali cause di tante malattie o quelli che sono i veri bisogni degli esseri umani.

In questo vortice di inerzia culturale in cui “tutto continua così perché così si è sempre fatto” gli animali fungono da alibi legale per le industrie colpevoli di sfruttare e uccidere animali, avvelenare l’intero pianeta con l’immissione di prodotti altamente inquinanti, sfruttare popolazioni sperimentando prodotti che hanno causato migliaia di morti e di menomazioni, producendo medicinali con effetti collaterali disastrosi (Talidomide, Cliochinolo, Opren, Lipobay, Vioxx, solo per citarne alcuni).

Il loro unico fine è il profitto economico ed è lo stesso fine per cui ancora oggi si sperimenta sugli animali.

Siamo contrari alla vivisezione come espressione dello specismo che domina l’esistente, contro la presunzione che in nome del benessere dell’uomo ogni altra specie possa essere sottomessa al suo volere e alla crudeltà delle tecniche che questo ha sperimentato in anni di cosiddetto “progresso scientifico”.

LABORATORIO ANTISPECISTA – WWW.LABORATORIOANTISPECISTA.ORG

Qui l’evento su Facebook

La vivisezione è solo business

Marco Mamone Capria, professore di matematica dell’Università di Perugia, ha raccolto l’eredità morale del padre dell’antivivisezionismo scientifico Hans Ruesch. Nel suo libro del 1976 “Imperatrice nuda”, Ruesch lanciò un radicale atto di accusa alle presunte basi scientifiche della vivisezione, arrivando alla conclusione che non esista alcun motivo valido, oltre al carrierismo dei ricercatori e al profitto delle case farmaceutiche, per continuare a sperimentare su animali. Il testo influì sulla politica e diede una forte scossa al movimento animalista mentre l’autore incappò in infiniti boicottaggi, persino da parte del suo stesso editore. Mamone è il curatore dei due ultimi libri di Ruesch, “La medicina smascherata” e “La figlia dell’imperatrice”.

Fonte: Comedonchisciotte.org

22 maggio 2010

Prof. Mamone, è davvero possibile, al di là delle ragioni etiche, combattere sul piano scientifico la metodologia più usata dalla ricerca medica in tutto il mondo?

Decisamente sì, la vivisezione è solo un inganno crudele e questo appare evidente a chiunque approfondisca un po’ l’argomento. In primis per le differenze biologiche tra le specie che rendono i risultati mai univoci: si può scegliere, ad esempio, che animale usare per ottenere il risultato voluto e far commercializzare un nuovo composto chimico, senza sapere in realtà nulla della sua eventuale tossicità per gli umani. Nella ricerca medica, poi, si tratta di curare patologie non naturali, ma indotte artificialmente e solo superficialmente simili a quelle umane.

Si leggono spesso notizie che parlano di cure trovate per malattie umane riprodotte nei topi. Ma poi si aggiunge che mancano anni alle applicazioni umane o che, visto il successo nei roditori, gli stessi test ripartono su altri animali. Ma qual è il criterio con cui si decide che animale usare?

Le ragioni sono economiche e organizzative, lo ammettono anche loro. In Italia si usano più i roditori che le scimmie, che sono evolutivamente più vicine all’uomo, ma anche più costose. E’ comune che i ricercatori sacrifichino migliaia di vite e ingenti fondi pubblici per “curare” i topi, dopodiché sono così consapevoli dell’inutilità del risultato che ripartono da zero con i primati. Ma intanto possono allungare la loro lista delle pubblicazioni.

E con le scimmie il risultato è sempre valido?

No e lo dimostra il fallimento più clamoroso e drammatico della vivisezione, quello della talidomide. Il farmaco fu dato alle donne in gravidanza e provocò la nascita di migliaia di bambini focomelici, senza gambe o braccia. La prova della vivisezione era stata brillantemente superata: il farmaco risultava sicuro per varie specie di primati e di topi, conigli, cani, gatti, maiali e armadilli, tra i quali solo rari individui mostravano reazioni avverse. Su questo argomento grandi nomi della sperimentazione animale come Rita Levi Montalcini e Silvio Garattini si sono dimostrati in maniera imbarazzante incoerenti e reticenti, quando li hanno incalzati gli abilissimi autori di un’inchiesta del programma Rai “Report” dal titolo “Uomini e topi” (disponibile all’indirizzo www.report.rai.it , ndr) alla quale ho collaborato.

E cosa è emerso?

Le argomentazioni dei ricercatori crollano ad una ad una. Alla faccia della trasparenza, nessun laboratorio lascia entrare i giornalisti, neanche quello dell’Istituto Superiore di sanità, ente pubblico, che dovrebbe essere la frontiera ultima della garanzia in ambito sanitario. Addirittura il responsabile della ricerca su animali, Rodolfo Lorenzini, dichiara candidamente di fungere allo stesso tempo da controllore e controllato avendo la facoltà di firmare i moduli per le autorizzazioni alle proprie sperimentazioni. Lorenzini inoltre ricopre un ruolo per il quale, secondo l’interpretazione naturale del decreto legislativo 116/92, sarebbe auspicabile essere iscritti all’Ordine dei Veterinari cosa che lui non è. Ed emergono anche situazioni clamorosamente illegali, che però nessuno ha denunciato.

Ad esempio?

I corsi di formazione di chirurgia laparoscopica dell’Università Cattolica di Roma in cui si fanno esperimenti illegali sui maiali. Sono esercitazioni vietate dalle legge italiana perché, data l’esistenza di metodi sostitutivi altrove utilizzati, non sussiste la condizione di “inderogabile necessità” prevista dalla legge.

Chi dovrebbe denunciare questo abuso gratuito sugli animali?

Credo che dovrebbe essere il compito specifico delle associazioni antivivisezioniste. Così come dovrebbero denunciare le facoltà scientifiche italiane che quasi ovunque disattendono l’obbligo di dare massima pubblicità alla legge 413/93 sull’obiezione di coscienza alla vivisezione nella didattica. Si configura il reato di omissione di atti d’ufficio, per il quale è stata già denunciata nel 2004 l’Università di Perugia che, mesi dopo, si è messa in regola.

Lei crede che le associazioni non si muovano in questo senso?

Ne “La medicina smascherata” Ruesch parla di come le associazioni nate antivivisezioniste, almeno alcune, abbiano perso l’obiettivo di combattere, appunto, la sperimentazione animale e si siano invece convertite più genericamente alla difesa dei “diritti degli animali” insistendo su argomenti solo etici e concentrandosi su altri temi come mattatoi, pellicce, ecc. Ma è solo dimostrando le basi fallaci e truffaldine sulle quali poggia la vivisezione che si può pensare di liberare le sue vittime. Del resto le argomentazioni etiche non cambiano di una virgola le politiche dei governi, né tantomeno quelle delle multinazionali, nemmeno quando in ballo ci sono le persone. Non appare ingenuo pensare che far leva sulla morale possa salvare gli animali quando dall’altra parte ci sono interessi economici?

Negli ultimi anni però il movimento antivivisezionista è riuscito a recuperare molti animali, ci sono centri in cui si fa riabilitazione…

Il fronte più attivo infatti è quello della riabilitazione. Di certo utile per i pochi animali che riescono a uscire dai laboratori, che si salvano però solo per un’operazione discrezionale dei vivisettori, che ad esempio non consegnano mai cani o gatti malmessi su cui abbiano “lavorato”, ma solo quelli in esubero, per evitare di fare brutta figura. E’ necessario che almeno parallelamente si lavori per smascherare la truffa.

Promuovendo anche i metodi alternativi?

Li chiamerei sostitutivi o, semplicemente, scientifici. Funzionano, e sono economici, rapidi e certi. Eppure restano anni in attesa di essere validati perché la pietra di paragone sono i risultati della vivisezione, che invece non è mai stata validata e che a seconda delle specie dà risultati diversi. Le nuove procedure invece, come i chip genetici, che indicano direttamente come una sostanza chimica interferisce con il dna umano, danno risposte inoppugnabili.

E allora, se costano anche meno perché non decollano?

Il loro guaio è proprio che danno risultati univoci. Oggi per ottenere il via a un prodotto basta trovare l’animale che lo tolleri, con metodi veritieri questo business sarebbe impossibile.

Uomini e topi: una piccola, grande differenza

experimental-rat“Uomini e topi: una piccola, grande differenza”. Ma davvero? Vien voglia di esclamare leggendo questo titolo sul numero di dicembre 2009 della rivista di divulgazione scientifica “Le scienze”.

Nel testo si puo’ leggere che e’ stata scoperta una differenza in un gene chiave nella Distrofia Muscolare di Duchenne che e’ presente in tutti i mammiferi ma non nei topi e nei ratti. Topi e ratti che guarda caso vengono usati come “modelli animali” di questa malattia.

I dettagli li potete leggere sul sito della rivista che ha pubblicato lo studio (BMC Biology. S. Boehm, P. Constantinou e altri, Profound human/mouse differences in alpha-dystrobrevin isoforms: a novel syntrophin-binding site and promoter missing in mouse and rat), ma quello che e’ importante e’ l’ennesima dimostrazione di quanto la teorizzazione del “modello animale” sia sbagliata.

Gli esempi di quanto sia insensato utilizzare animali nella sperimentazione e nella ricerca biomedica sono moltissimi: dal caso “storico” del Talidomide che ha fatto nascere decenni fa moltissimi bambini focomelicim alla recente introduzione del vaccino contro il papilloma virus che ha causato un numero molto alto di reazione avverse, alle decine di sostanze che su una specie sono tossiche e su altre no. Non mancano certo buone ragioni scientifiche per mettere in discussione l’uso di animali. Questa scoperta si aggiunge al pingue dossier dei fallimenti e dei disastri della vivisezione.

Ritornando all’articolo, gli autori affermano: “Riteniamo che questo riconoscimento tardivo di caratteristiche chiave di un gene che è intensamente studiato fin dalla sua scoperta 13 anni fa sia dovuto al predominio del topo quale modello animale per lo studio della Distrofia Muscolare di Duchenne e alla specifica distruzione di queste parti del gene nel topo“.

Una chiara ammissione.

Quanti danni, quanti ritardi ha comportato l’utilizzo del modello animale nello studio di questa malattia? E chi ne e’ responsabile? I vivisettori di turno obietteranno che e’ un errore, che e’ normale nella ricerca imboccare strade senza uscita. Non e’ valida come scusa, perche’ e’ il concetto stesso di “modello animale” a essere il vero errore di fondo. Questo modo miope di procedere ha rivelato fin troppe volte la propria inattenbilita’ e qualunque persona di normale buon senso sarebbe indotta a cercare alternative. Thomas Hartung, ex direttore dell’ECVAM (il centro europeo per lo sviluppo dei metodi alternativi), in un recente articolo pubblicato da “Nature” (Tossicologia per il ventunesimo secolo) ha scritto che “noi non siamo topi di 70 kg“. I vivisettori invece perseverano nell’utilizzare il “modello animale”, perche’ per loro “piu’ comodo” (comodo, ma inutile e dannoso…) e cosi’ ostacolano la ricerca e lo sviluppo di metodi scientifici realmente all’avanguardia; in nome di sostanziosi interessi e dell’ortodossia maniacale nella sperimentazione su animali.

Chiederanno scusa? La chiederanno ai malati? Alle migliaia di persone che finanziano in buona fede la sperimentazione animale attraverso i vari Telethon &C? Sara’ ben difficile. La vivisezione e’ un business troppo importante; permette di “dimostrare” tutto e il contrario di tutto, permette facili carriere, e sopratutto permette di sbagliare senza dover nemmeno chiedere scusa. Non agli animali che soffrono e muoiono uccidono, e non agli uomini che vengono illusi.

Dobbiamo essere noi, persone normali dotate di un minimo di capacita’ critica, a far capire a questi “scienziati” senza Scienza, che non siamo “topi di 70Kg”, e che non accettiamo piu’ di farci prendere in giro con le loro false promesse. Che non accettiamo piu’ che interessi di parte si costruiscano sulla pelle e sulla sofferenza di milioni di animali.

Link all’articolo pubblicato sulla rivista “Le Scienze”

Fonte: No Vivisezione.org

Sviluppo di vaccini e sperimentazione animale

da AFMA – Americans For Medical Advancement – Versione originale dell’articolo:

http://www.curedisease.com/aids.html

Il contagio da virus e i sintomi da essi provocati variano ampiamente da specie a specie, quindi lo studio di un dato virus, per lo sviluppo di un vaccino, su una specie diversa da quella target, e’ una perdita di tempo e risorse. Prova ne siano le seguenti dichiarazioni, non di antivivisezionisti, ma di medici e ricercatori che utilizzano essi stessi animali nelle proprie ricerche.

“Il lavoro di prevenzione [applicazione del vaccino] venne posticipato per lungo tempo a causa dell’errata concezione della natura della malattia negli umani, basta su modelli sperimentali fuorvianti della malattia nelle scimmie.”

Dott. Albert Sabin, medico, inventore del vaccino anti-polio. Dichiarazionne effettuata di fronte al “subcommittee on Hospitals and Health Care, Committee on Veterans Affair’s, House of Representatives”, 26 aprile 1984, n. 98-48

“Occorre essere coscienti delle molte limitazioni nell’usare animali di laboratorio per studiare i processi infettivi – la loro limitata variabilita’ genetica; occorre riconoscere che le osservazioni fatte in un gruppo di animali quasi isogenici, di un solo o pochi ceppi di un patogeno ben specifico, non possono rappresentare il reale processo di infezione che si riscontra nei [pazienti umani]. ben pochi modelli animali sono duplicati esatti dell’infezione umana.”

Handbook of Animal Models of Infection Academic Press 1999 P. 9, 10

“Fino ad oggi, tutte le malattie infettive che colpiscono gli esseri umani sono ben lontane dall’avere un modello animali appropriato, e, anche nei casi in cui tali infezioni siano possibili, i sintomi riscontrati nell’animale e il decorso della malattia sono spesso molto diversi da quelli incontrati negli umani.”

Handbook of Animal Models of Infection Academic Press 1999 P. 7

“Il modello animale ideale di un’infezione dovrebbe fornire dati che consentissero di predire il risultato di una terapia sugli umani. Per una serie di ragioni, questo ideale e’ ben difficile da raggiungere.”

“La farmacocinetica degli antibiotici negli animali da esperimento puo’ spesso differire in modo marcato da quella degli umani. Questa e’ una conseguenza delle differenze nell’assorbimento, distribuzione, metabolismo, ed escrezione dei farmaci”.

Handbook of Animal Models of Infection

Nel 1992, il Dr. Hendrickson dichiaro’:

“Il fatto che la maggior parte dei modelli animali esistenti per le prove della potenza dei vaccini siano artificiali, poco compresi, e in effetti non sempre riflettano l’immunita’ protettiva indotta dal vaccino, e’ troppo spesso trascurato. Molti dei tradizionali test [su animali] sono altamente variabili, nonostante l’uso di una preparazione di riferimento, e la rilevanza di questi test e’ opinabile.”

Lab Animal, marzo 1994, p24-30

Perfino lo stesso Koch affermo’: “Un esperimento su un animale non da’ indicazioni certe sul risultato dello stesso esperimento su un essere umano.”

Report of the Second Royal Commission on Vivisection, 1906-1912, p31

AIDS

Miliardi di dollari non sono bastati a causare l’AIDS negli animali non-umani.

“Nessun modello animali riproduce fedelmente l’infezione e la malattia causata dal virus da immunodeficienza di tipo 1 (HIV-1), e gli studi di vaccini sperimentali in modelli animali della malattia causata da lentivirus hanno fornito i risultati piu’ disparati, rendendo diffcile determinare che cosa sia necessario per lo sviluppo di vaccino funzionante contro l’HIV-1″

Science1995;270:1811-15

“Gli scimpanze’, per esempio, possono essere infettati con l’HIV, ma, fino ad oggi, non hanno mai sviluppato l’AIDS. La mancanza di modelli animali appropriati per la ricerca sull’HIV rende l’applicazione delle ricerche animali sugli umani del tutto incerta”.

Presidential Commission: Report of the Presidential Commission on the human immunodeficiency virus epidemic. Washington DC, Government Printing Office, 1988, pp39-47

Un clone molecolare del prototipo di virus dell’AIDS delle scimmie (SAIDS) non ha somiglianze degne di nota con il retrovirus umano dell’AIDS, ne’ nell’organizzazione genetica ne’ nella sequenza“.

Science 1987;231:438-446

… c’e’ un enorme salto dalle scimmie agli umani: innanzitutto, l’HIV-1, il principali virus dell’AIDS che infetta gli umani, differisce in modo significativo dal SIV...”

Science vol270, Nov. 17, 1995 p 1121

A cosa serve provare qualcosa [un vaccino] in una scimmia? Si scoprira’, tra cinque o sei anni che funziona nella scimmia, e poi lo si prova sugli umani e ci si rende conto che gli esseri umani si comportano in modo del tutto diverso rispetto alle scimmie, e di aver sprecato cinque anni“.

Dr. Mark Feinberg, citato in Atlanta Journal Constitution, 21 settembre, 1997

Il modello che usa lo scimpanze’ non gode di ampio supporto nella comunita’ scientifica“.

Steven Bende, coordinatore della ricerca al NIAID