Tratto da Porcikomodi
Questo week-end è stato distribuito dalla LAV nelle piazze di tutta Italia un opuscolo sulle uova, questo opuscolo contiene alcune informazioni in merito alle uova che appaiono sbagliate, con rischi di fuorviare la pubblica opinione dalla comprensione dell’effettiva portata degli allevamenti di galline ovaiole. Pertanto ci permettiamo di contribuire fornendo alcune necessarie precisazioni, su un argomento così importante e che coinvolge un numero così elevato di animali in Italia e non solo.
Nell’opuscolo diffuso si spiega quanto le uova biologiche siano buone e facciano bene sia alle galline che all’uomo, affermando (a pagina 11) che se si comprano 6 uova Bio a settimana in un anno si libererà una gallina.
Questa equazione non ha alcun riscontro oggettivo nella realtà dei fatti, in quanto, comprando uova biologiche non si libera una gallina, semplicemente comprando uova biologiche, anziché da galline in gabbia, si finanzia un’industria che lucra sulle galline, che anche se le fa vivere in condizioni migliori rispetto a quelle allevate in batteria, ha comunque a cuore unicamente il proprio business e non la salute dell’animale, pertanto quando la gallina diventa poco produttiva verrà comunque ammazzata (in genere attorno ai 18 mesi di vita contro i 10-15 anni di vita naturale della gallina), i maschi vengono comunque tritati vivi come in qualsiasi altro tipo di allevamento avicolo, l’allevamento biologico delle galline ovaiole è solo un tipo “meno peggiore” di allevamento, ma non è certo un modo per liberare galline o per aiutarle, ma per contribuire in maniera diversa al sistema che le usa e le uccide.
Le galline sono animali che soffrono in qualsiasi tipo di allevamento, che hanno bisogno di spazi aperti e di interazioni con altri animali della stessa specie ma anche di altre specie, sono animali che hanno bisogno di tante cure e attenzioni. Per un allevamento, biologico o no, sono solo numeri, nessun allevamento sarà mai interessato a curare una gallina quando si ammala, perché gli costerà sempre meno rimpiazzarla con una nuova, nessun allevamento potrà mai essere interessato al benessere di questi animali ma solo al valore dei loro prodotti e il mondo delle uova biologiche è un grande business in cui in tanti ci vogliono guadagnare.
Purtroppo non esistono metodi non cruenti per avere uova ad eccezione del salvare una propria gallina da un allevamento, e mantenerla con se a vita, curandola ogni volta che ne avrà bisogno e garantendole di vivere il più a lungo possibile e nelle migliori condizioni possibili.
L’unico invito che possiamo rivolgere è di non mangiare uova, di qualsiasi allevamento o etichettatura, l’allevamento biologico è solo una forma un po’ meno crudele di allevamento, ma non può in alcuna maniera essere ritenuta una forma accettabile né tanto meno una cosa da promuovere come invece viene fatto nel sopra citato opuscolo.
La realtà delle uova biologiche o allevate all’aperto è molto meno rosea di quello che si vuole far credere, lo spazio per le galline in allevamenti bio o in quelli all’aperto è di 833cm2 per gallina (equivalenti a un foglio 35cm x 25cm) mentre in quelli da batteria lo spazio è di 600cm2 (equivalenti a un foglio 20cm per 30cm) quindi concretamente la gallina ha 2,5 cm (un pollice) in più di spazio attorno a se, cosa che come si può capire non è certo una grande differenza.
La differenza vera è che negli allevamenti all’aperto o bio le galline devono avere accesso a spazi aperti almeno quotidianamente, il problema è che questa legge è facilmente aggirabile, lo spazio aperto non è detto che sia realmente utilizzato dalle galline. Immaginiamo ad esempio un capannone adibito ad allevamento io di galline ovaiole che allevi 2000 galline e abbia all’esterno effettivamente i 5000m2 richiesti dalla legge (2000galline x 2.5metri), non è detto che questo spazio sia effettivamente a disposizione delle galline. In quanto le galline si allontanano solo pochi metri dal proprio giaciglio e dal posto dove stano cibo e acqua, questo fa si che in realtà i 2,5 metri a disposizione a livello concreto diventino davvero molti meno e quindi questo fa si che per le galline la situazione non sia poi diversisa da quelle in batteria. La vita sarà migliore, senza dubbio, ma da lì ad essere eticamente accettabile ne passa davvero tanto.
Ci teniamo a precisare che questa non vuole essere in alcuna maniera una di quelle “battaglie tra associazioni” ma semplicemente un contributo a una conoscenza più approfondita del fenomeno e un modo per ricordare che l’alternativa al consumo di prodotti animali esiste e vivere vegan è possibile.
