Più fucili per tutti. Senato, trionfa la lobby venatoria. E scoppia il caso nel centrodestra
Non ci stupisce la proposta di cambiamento delle normative in materia di caccia da parte del governo che è stata votata ieri in Senato e che permette alle Regioni di decidere in autonomia in merito all’apertura della stagione venatoria eliminando il limite di 5 mesi e permettendo ai cacciatori, lobby ai cui voti il governo dimostra di tenere particolarmente, di sparare liberamente tutto l’anno.
Articolo di Simonetta Lombardo tratto da TerraNews.it – 29/01/2010
Caccia aperta tutto l’anno per gli ungulati, ossia cinghiali, cervi, caprioli. Tra i mammiferi si salvano solo lepri, conigli selvatici, volpi. Ma il big business che preme alla lobby venatoria estremista di Palazzo Madama sono gli uccelli, migratori in testa. È più che a rischio di procedura di infrazione europea la norma che è stata votata ieri al Senato e che ora deve superare il voto della Camera per diventare legge. Permette alle Regioni di aprire la caccia tutto l’anno e non più entro i cinque mesi (1° settembre-31 gennaio) previsti dalla legge quadro 157.
Se ne lamenta addirittura anche il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che avrebbe dato il suo via libera perché le era stato sottoposto un emendamento in cui si attribuiva un ruolo di controllo all’Ispra. Ma adesso parte la protesta di Verdi e ambientalisti e si organizza persino il no di una parte del Pdl alla Camera. Caccia no timing, dunque, per tutti i selvatici, possibilità delle Regioni di abolire i calendari venatori, libertà di sparare in piena primavera ed estate, con le campagne piene di famiglie in gita.
L’emendamento del senatore Pdl Giacomo Santini è passato senza grandi problemi all’interno della legge comunitaria: un “paradosso” per Danilo Selvaggi della Lipu: «Quella legge serve a recepire le norme europee e ad aggiustare quello per cui l’Italia cade in procedura di infrazione. E l’Italia ha, secondo la commissione Ue, infranto le direttive comunitarie sulla protezione degli uccelli lasciando che le Regioni utilizzassero le deroghe alle specie cacciabili non come eccezione ma come regola».
In sostanza, Lombardia, Veneto e Liguria hanno dato via libera a prelievi venatori di specie protette, utilizzando le norme che lo permettono eccezionalmente per motivi di allarme sociale. Contro di loro, la Corte di giustizia europea ha emesso delle ordinanze, una forma di intervento – spiega sempre Selvaggi – cui “si ricorre con il contagocce”. Ma questo non è bastato a fermare l’estremismo venatorio, quello che confina con il bracconaggio. L’emendamento votato, ora, stabilisce che le Regioni possono decidere di far cacciare anche tutto l’anno: i limiti di calendario (con una contorsione semantica che ha fatto prendere un bel po’ di abbagli a molti siti di grandi giornali, ieri, Repubblica e Corriere della sera in testa) restano validi solo per le lepri, i conigli, le volpi.
Ma solo dopo che si è ricorsi al parere preventivo dell’Ispra, (in quanto erede del vecchio Istituto per la fauna selvatica) che non è vincolante ma entra, nell’ultima stesura dei subemendamenti, “ai fini della validazione” della decisione delle Regioni. Una formulazione che avrebbe fatto infuriare il ministro Prestigiacomo che voleva un ruolo più incisivo per l’Istituto, dimenticando che in tutti questi anni le Regioni hanno chiesto, come da norma, il parere dell’Istituto per la fauna selvatica per poi fare, comunque, come volevano. Fatto sta che è partito l’assalto al vero target: la gran parte delle attese dei cacciatori ultras si concentra sul bottino di migratori che passano sopra la penisola a febbraio, sfiniti dai lunghissimi percorsi. «Si tratta di una vergogna internazionale che il centro destra ha compiuto in cambio di una manciata di voti dei cacciatori», denuncia il presidente dei Verdi Angelo Bonelli che anticipa per i prossimi giorni «una mobilitazione nazionale ed internazionale per fermare questo vero e proprio sterminio di Stato a cui un Parlamento, ostaggio delle lobby delle doppiette, ha dato il via libera».
D’accordo il deputato ecodem del Pd Ermete Realacci: «Tra caccia senza regole e cemento selvaggio prevale il centrodestra che non vuole regole e fa man bassa di ambiente, territorio, futuro. Ci auguriamo che questa pericolosa deriva venga fermata anche dai tanti esponenti della maggioranza che più volte si sono espressi contro chi agita sterili battaglie ideologiche nel nome della deregulation piú sfrenata». Una qualche eco viene anche dal centrodestra: «Alla Camera – spiega Basilio Catanoso del Pdl – c’è un gruppo di persone che ama gli animali. Siamo pronti a fare una battaglia in difesa dei limiti temporali. Ieri abbiamo inviato una lettera a Berlusconi, firmata in grande velocità da una dozzina di deputati Pdl, per chiedergli di rispettare la volontà dell’elettorato di centrodestra che è in maggioranza contrario alla caccia».
E in effetti, ricorda il Wwf citando un sondaggio Ipsos del 2009, «solo 1 italiano su 10 è favorevole alla caccia». In particolare, «alle donne e ai giovani sparare agli animali pare un’inutile crudeltà». La partita, insomma, è ancora aperta, anche se a Montecitorio occorre creare un’alleanza fuori dagli schieramenti per fermare le doppiette no limits.





















