Chiude la sede veronese della Glaxo Smithkline
Oggi su molte testate giornalistiche abbiamo letto la notizia riguardante la chiusura della sede veronese della Glaxo Smithkline, colosso dell’industria farmaceutica. Molti sono stati gli appelli diffusi sul web per “salvare” azienda e lavoratori, la CGIL ha addirittura parlato di “una scelta inaccettabile, un duro colpo inferto allo sviluppo del paese che pregiudica il futuro“.
Noi riteniamo importante cogliere l’occasione per ricordare cos’è la Glaxo Smithkline e porre l’accento su quello che avviene ogni giorno dietro alle porte della sua sede di Verona, uno dei piu’ grandi laboratori di vivisezione in Italia in cui sono rinchiusi cani, gatti, primati e roditori.
Vogliamo ricordare che la Glaxo, azienda farmaceutica leader in Europa, e’ il piu’ importante dei clienti di HLS ed è responsabile della sofferenza di migliaia di animali all’anno.
Vogliamo ricordarvi della diretta responsabilità dell’azienda nella psichiatrizzazione dei bambini, nuove vittime della redditizia farsa degli psicofarmaci e degli scandali in cui è stata coinvolta, primo fra tutti quello legato all’antidepressivo PAXIL.
La Glaxo, infatti, venne citata in giudizio nel 2004 per “frode ripetuta e persistente” dal procuratore generale di New York Spitzer, per aver nascosto nel ‘98 i dati negativi riguardanti il Paxil e aver omesso i riferimenti sull’efficacia e sicurezza della somministrazione del farmaco a bambini e adolescenti. Su 5 studi, la Glaxo ne ha divulgato solamente uno che riportava risultati discreti e ha soppresso invece i risultati negativi in cui, tra gli altri, emergeva il possibile aumento del rischio di atti suicidi e la vicenda si concluse con il pagamento di una multa irrisoria.
Questo e anche di più è la Glaxo Smithkline.
Dovremmo forse piangere per la chiusura di una delle sedi dei baluardi dell’industria farmaceutica?
Pubblichiamo qualcuno degli articoli apparsi sui giornali.
Fonte: Il Giornale.it del 5 febbraio 2010
E a Verona chiude la Glaxo Senza lavoro 600 ricercatori
La neuroscienza non fa più guadagnare, così Glaxo Smithkline chiude la ricerca in Italia.
L’annuncio della chiusura è stato dato ai 595 ricercatori di Verona dalla stessa multinazionale farmaceutica. Le voci erano nell’aria da tempo. Da Londra, il top manager Andrew Witty ha confermato che lo smantellamento del centro ricerche rientra in un piano di tagli di circa 4mila posti di lavoro in tutto il mondo, metà dei quali nel settore ricerca e sviluppo. Insieme al centro di ricerche veronese ne saranno chiusi anche due in Inghilterra, uno in Polonia e quello di Zagabria.
«Non ci aspettavamo nulla del genere – affermano i lavoratori increduli -, eravamo qui per sapere cosa avesse deciso di fare Gsk del possibile progetto di outsourcing, questa è stata una doccia gelata». «È una notizia scioccante» commenta Francesco Crespi, rappresentante sindacale di Glaxo Smithkline. E lo è stata ancor di più perché «ci è stato fatto sapere che non c’è alcuna possibilità di riassorbimento dei lavoratori in altri centri».
«Il Centro ricerche – aggiunge Crespi – era il fiore all’occhiello non solo per Verona, unica realtà italiana nella ricerca farmaceutica».
Il rappresentante sindacale spiega che GlaxoSmithkline ha motivato questa chiusura con il mancato raggiungimento degli obiettivi negli utili, che in un anno di crisi come il 2009 sono stati più che soddisfacenti. Secondo quanto si apprende, la multinazionale aveva pianificato di raggiungere un utile netto a fine anno del 14%, ma dai bilanci è risultato che l’utile a fine 2009 è stato dell’11%. Dal mancato raggiungimento degli obiettivi nascerebbe, secondo il gruppo, la necessità di risparmiare 300 milioni di euro l’anno.
«Per una differenza del 3% sul raggiungimento degli obiettivi – sottolinea Crespi – si lasciano a casa quasi 600 persone, tutte laureate ed espressione dell’eccellenza, alle quali vanno aggiunti un centinaio di lavoratori nella produzione. L’azienda ha garantito il mantenimento dell’occupazione fino alla fine dell’anno».
Non sarebbero previste misure «salvagente» per i lavoratori: il risparmio anno andrà infatti spartito per il 75% tra gli azionisti mentre il restante 25% è destinato ad altre attività di riorganizzazione della produzione, secondo quanto comunicato dal gruppo ai sindacati.
I lavoratori intanto incontreranno oggi in assemblea i sindacati territoriali, per decidere il piano d’azione e lunedì si confronteranno con i vertici nazionali dei sindacati di categoria, per coinvolgere le massime cariche della politica. È sempre previsto per oggi l’incontro tra i ricercatori, il sindaco di Verona Flavio Tosi e il presidente della Provincia Giovanni Miozzi.
GlaxoSmithKline è una multinazionale farmaceutica, basata sulla ricerca, nata nel dicembre 2000 dalla fusione di Glaxo Wellcome e SmithKline Beecham. Con oltre 100mila dipendenti, un fatturato di circa 33 miliardi di euro e una quota di mercato del 5,6%, il gruppo si colloca al secondo posto nel mondo. La Ricerca e Sviluppo può contare su oltre 15mila ricercatori che operano in Centri ricerca dislocati in vari Paesi tra cui Belgio, Cina, Croazia, Francia, Giappone, Italia, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. In Italia, dove è presente dal 1932, Gsk occupa oltre 3mila dipendenti e ha la sua sede principale a Verona.
Fonte: AdnKronos - 5 febbraio 2010
Verona: rischio chiusura per centro ricerche Glaxo
Verona, 5 feb. “E’ inaccettabile! Questo l’unico commento possibile rispetto alla decisione, comunicata ai dipendenti dal vertice di GlaxoSmithkline,di chiudere il centro di ricerca Glaxo di Verona insieme ad altri sei centri a livello mondiale“. Lo dicono Filcem Femca e Uilcem ricordando che ‘”la cancellazione di uno dei più importanti centri di ricerca sulle neuroscienze, con 700 ricercatori occupati, disperde un patrimonio inestimabile di eccellenza scientifica e professionalità elevatissima“.
“GSK ha avuto moltissimo dall’Italia e dai lavoratori di Verona. Solo nel 2009, per citare gli ultimi fatti – ricorda il Segretario Generale della Filcem del Veneto, Stefano Facin – ha ottenuto 24 milioni di euro per finanziare propri progetti di ricerca. E non va dimenticato – aggiunge Facin – che negli ultimi due anni, con enormi sacrifici da parte delle persone e a fronte di importanti impegni di sviluppo da parte di GSK sono stati concordati con il sindacato ben due progetti di riorganizzazione che hanno visto uscire più di duecento lavoratori anche dalle attività di ricerca. Da tempo il sindacato unitariamente sollecita “interventi da parte del Governo e un maggior impegno delle imprese a sostegno della ricerca, settore in cui l’Italia è agli ultimi posti per investimenti rispetto agli altri paesi europei“.
Filcem Femca e Uilcem si rivolgono al Governo cui chiedono, “oltre a un intervento autorevole sulla vicenda, anche una discussione di politica industriale che finora e’ mancata, costringendo ogni volta a ragionarne solo per le conseguenze occupazionali derivanti da politiche di rispetto dei bilanci e di tagli alla spesa sanitaria e farmaceutica“. Filcem, Femca e Uilcem annunciano l’intenzione di “mettere in campo ogni azione possibile per far recedere GSK da questa scelta e sollecitano Farmindustria e il Governo ad assumere immediatamente una posizione fortemente critica nei confronti dell’ azienda”.
“Anche la Regione – dice Facin – deva fare la sua parte in quanto in un settore ad alto valore aggiunto come quello farmaceutico che senza attività di ricerca è destinato a morire, tale scelta prefigura la scomparsa di un pezzo di tessuto industriale strategico che ci porterebbe a una deriva caratterizzata da logiche di natura esclusivamente commerciali“. “La chiusura del centro ricerche di Verona del gruppo Glaxo-SmithKline sarebbe un grave colpo per la nostra città. Chiederemo un incontro immediato con l’azienda per conoscere esattamente i termini del piano di riorganizzazione e per cercare di trovare la soluzione migliore per tutelare i posti di lavoro“. Questo il commento del Sindaco di Verona, Flavio Tosi.






















