Postato da Ada 21 - agosto - 2010 2 Commenti

cowQuello che segue è un estratto della seconda edizione del libro “VEGAN FREAK”, uscito nel Settembre 2009, edito da PM Press scritto dagli autori di Vegan Freak e indirizzato a quanti sono ancora fermi a una dieta latto-ovo vegetariana e si chiedono se fare o meno il salto verso il veganismo.

Spiega le ragioni per cui questo salto è NECESSARIO ed è molto interessante da leggere per chi ha bisogno di ragioni per “convincersi”.

Fonte: Vegan Freak – settembre 2009

Anche se si può facilmente concordare con le idee che stanno dietro al veganismo etico a livello filosofico, più di qualcuno può avere l’idea che il veganismo sia qualcosa di troppo lontano, che comporti troppo impegno e sia troppo faticoso da affrontare.
Come compromesso si decide spesso di diventare o rimanere vegetariani, perché, davvero, questa sembra spesso una soluzione ragionevole. Inoltre, non sempre si riesce facilmente a immaginare di rinunciare al formaggio, alla panna nel caffè o alle uova o a qualsiasi altro prodotto di origine animale che si consuma regolarmente.

Possiamo comprendere tutto questo ma pensiamo fermamente che sia necessario andare oltre se si hanno veramente a cuore gli animali. Mentre la scelta del vegetarianismo può essere molto semplice per voi, comporta delle abitudini di consumo che creano condizioni di sofferenza estrema e morte per gli animali di cui sostenete di preoccuparvi.

Abbiamo trascorso tanto tempo come compiaciuti e “etici” latto ovo-vegetariani  e conosciamo la mentalità particolarmente bene. Abbiamo pensato che stavamo facendo qualcosa di buono con il nostro vegetarismo, ma in fin dei conti, eravamo solo parte del problema, e se sei un vegetariano che mangia uova, latticini e altri prodotti animali, sei parte del problema anche tu.

Sì, è un po’ brusco quanto diciamo ma prima di buttare il libro e accusare tutti noi di essere degli stronzi vegani estremisti, tieni in considerazione queste due grandi ragioni per cui il vegetarismo costituisce una risposta scarsa al problema dello sfruttamento degli animali.

Ragione # 1: considerando che mangiare carne comporta direttamente la morte dell’animale per ottenere la carne, molti vegetariani affermano che il consumo delle uova e del latte non uccidono alcun animale. Quindi, secondo questo ragionamento, mangiare tali prodotti non è un male morale, perché non ci sono vittime.

Questo approccio è profondamente sbagliato perché non tiene in considerazione il funzionamento della moderna produzione intensiva.

L’unica cosa che non si dovrebbe mai dimenticare è che l’industria della produzione di prodotti di origine animale è un business globalizzato che si sforza di massimizzare i profitti a spese degli animali per ottenere la massima efficienza possibile. Con margini di profitto molto bassi in tutta l’industria, i produttori non possono permettersi di sprecare nulla e di certo non terranno in vita animali che non sono produttivi.  Quindi, in primo luogo, ciò significa che le galline che depongono le uova sono inevitabilmente abbattute quando la loro produttività diminuisce oltre un certo limite.
L’industria le eliminerà in camere a gas , le fulminerà, gli romperà il collo. In modo simile, anche le mucche da latte seguiranno la stessa sorte se non riusciranno più a produrre il giusto quantitativo di latte sia a causa della loro età sia per varie infezioni o malattie. La maggior parte delle vacche da latte che sono arrivate alla fine del loro ciclo produttivo vengono abbattute molto tempo prima di quando sarebbero morte naturalmente e trasformate in carne macinata di manzo o altri prodotti di questo tipo.

L’altra questione sulla quale ovviamente nessuno è incoraggiato a riflettere, è quella legata al ruolo dei maschi in questo processo.

Galline ovaiole e mucche da latte sono entrambe di sesso femminile. Poiché gli animali tendono a dare vita a femmine e maschi in un rapporto all’incirca del 50 e 50, dove va a finire il 50% dei maschi?

Nel caso delle galline ovaiole, i maschi sono assolutamente inutili per il produttore. Se non possono deporre le uova, e non sono buoni per la carne allevarli sarebbe semplicemente uno spreco di denaro e nessun produttore di uova – free range, organiche o no – è disposto a perdere denaro in questo business per trasformarsi in un santuario per animali da fattoria non produttivi.

Così, i pulcini maschi vengono spesso scartati alla nascita e utilizzati per la produzione di  ”farine proteiche”, o gettati nei cassonetti a morire di fame e soffocare lentamente. Un atto di crudeltà inimmaginabile.

Per le vacche da latte, i vitelli maschi vanno incontro a una fine simile. I maschi non possono produrre il latte, e così non hanno alcun valore per il produttore di latte, che, come i produttori di uova, non vuole bocche non redditizie da sfamare all’interno della sua fattoria. I vitelli maschi di solito sono separati a forza dalle loro madri e venduti all’asta pochi giorni dopo la nascita per trasformarsi in vitelli da carne.

Profondamente confusi e spaventati dalla mancanza di madri, questi neonati con un istinto di mandria vengono incatenati per il collo, soli, in casse all’interno delle quali possono a malapena muoversi per evitare che i loro muscoli si sviluppino troppo. Questo perché la carne di vitello con una tonalità rosa chiaro viene venduta a prezzi più alti sul mercato.

Questi animali sfortunati, animali che sono chiaramente esseri senzienti in grado di percepire e comprendere il mondo che li circonda, saranno costretti a trascorrere tutta la loro breve vita in questo modo, sofferenti e confusi, condannati a vivere un inferno in terra, tutto per colpa di un sistema di produzione, quella lattiero-casearia, tutt’altro che “innoqua” e che fornisce uova e latte ai latto-ovo vegatariani.

Come potete vedere, le uova e il latte “senza crudeltà” sono una fantasia, e se sei vegetariano, ora è il momento di smettere di vivere nella menzogna.

Ci si potrebbe discolpare dicendo che “non si può cambiare” ma in ultima analisi, queste scuse non fanno nulla per aiutare gli animali cosa che voi che vi autodefinite a favore dei cosiddetti “diritti degli animali” dovreste invece fare.

Ragione # 2: La seconda ragione per cui la scelta latto ovo vegetariana è totalmente inutile nell’ottica dell’affermazione dei cosiddetti “diritti animali” ha a che fare con il problema essenziale del rapporto di dominanza degli esseri umani sugli animali.

Se si vuole raggiungere l’obiettivo di un “veganismo come movimento” bisogna cominciare a costruire un movimento che vada oltre alle scelte legate al semplice consumo e miri invece a ridefinire i modi in cui gli umani si rapportano agli animali  pretendendo che agli animali vengano concessi dei diritti che non possono essere violati per ragioni di mera convenienza, di gusto o per “tradizione”.

I diritti fondamentali per la cui affermazione i vegani si battono sono dei diritti del tutto simili quelli che riguardano la specie umana, il diritto di non essere di proprietà di un altro, il diritto di integrità fisica e la sicurezza e il diritto di non essere utilizzati come strumento per un altro fine.

Più semplicemente, stiamo cercando di abolire la schiavitù degli animali secondo una serie di diritti inalienabili.

Così, anche se fosse possibile per un produttore produrre in qualche modo latte e uova senza provocare la morte di miliardi di animali l’anno, un produttore deve necessariamente limitare e controllare gli animali per la produzione di questi prodotti per i consumatori – i consumatori, che includono chiaramente schiere di latto-ovo vegetariani.

Gli animali coinvolti in queste forme di produzione sono considerati totalmente di proprietà dei rispettivi produttori, sono per loro macchine viventi utilizzate allo scopo di guadagnare, schiavi che giorno dopo giorno per tutta la loro vita soffrono unicamente per soddisfare esigenze, desideri e bisogni non propri.

Anche se le modalità di allevamento possono differire leggermente la stessa dinamica di fondo è comune anche ai prodotti che trovi nel tuo negozio di alimentari o quelli etichettati “free range”, “locali”, o “biologici”.

Il mito di un prodotto animale “cruelty free” è proprio questo: un mito.

Come persone che si prendono cura di animali, abbiamo un fardello pesante da sopportare, che merita la nostra massima attenzione e il nostro più grande sforzo. L’enormità del compito è travolgente, ma tutti noi possiamo cominciare a innescare un cambiamento lavorando assieme.

La buona notizia è che puoi fare qualcosa e sei in grad  di applicare cambiamenti positivi nella tua vita che riconoscono il valore intrinseco degli animali come esseri.

La cattiva notizia è che miliardi – sì miliardi – di animali muoiono ogni anno e non possiamo più permetterci mezze misure auto indulgenti e scuse insulse. Invece di cercare il percorso meno difficile, dobbiamo vivere le nostre vite come esempi.

Dobbiamo lavorare costantemente per ridefinire e ripensare il rapporto tra l’uomo e gli animali e applicare queste modifiche a questo rapporto nella vita quotidiana.
Dobbiamo almeno questo a quegli essere di cui diciamo di preoccuparci, quelli che non possono parlare per loro stessi.

Se vi preoccupate per il benessere degli animali, e vi opponete alla diffusione delle inutili sofferenze e della morte, è necessario in primo luogo arrestare le dinamiche che sfruttano gli animali

Come forma di protesta vissuta, il veganismo è l’espressione di questo desiderio di giustizia, una reazione viscerale e logica agli orrori. E’ non essere complici.

E ‘ora di abbandonare l’ipocrisia del vegetarismo e compiere il passo essenziale nella lotta contro un sistema che non considera gli animali come creature in grado di sentire, amare e pensare, ma come semplici macchine per la produzione di profitto.

E ‘ora di fare questo passo e diventare vegan.

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2 Risposte

  1. roberto scrive:

    Se dobbiamo guardare ‘in faccia’ la realtà, allora non dovreste TRASCURARE alcune realtà, che ‘stranamente’ tutti i ‘go-vegan’ tralasciano nei loro comizi:
    1. Se ormai moltissimi nutrizionisti concordano nel dire che una dieta vegetariana se ben bilanciata non comporta nessun rischio per la salute se non in casi marginali, quasi tutti i nutrizionisti ‘non-vegani’ e quindi ‘non-di-parte’ sostengpono che la dieta ‘vegana’ comporta GRAVI lacune nutrizionali, che a mala pena possono essere colmate con costosi integratori. Non è onesto dire a qualcuno di diventare vegano, senza dirgli i rischi a cui puo andare incontro. Magari voi state benissimo, ma ogni organismo reagisce diversamente.
    2. Non ha senso parlare di coerenza estrema e fare un bello slalom evitando altri punti ‘scomodi’. Ad oggi TUTTE le medicine sono testate, o sono nate in passato, da test su animali vivi. Una scelta di TOTALE boicottaggio dovrebbe includere anche il mercato della vivisezione, quindi non dovreste mai fare uso di farmaci, neanche la semplice aspirina, né di vaccini, che probabilmente sono il motivo per cui ora, siete immuni a malattie che 100 anni fa vi avrebbero stroncato.
    3. il boicottaggio passivo incide marginalmente sulla realtà, infatti negli ultimi 30 anni il numero di vegetariani e vegani è aumentato molto nei paesi ricchi, ma l’industria della carne, e prodotti vari, se ne frega altamente. Forse solo l’industria delle pellicce ha subito danni seri, ma non quella pellettiera, come se tra pelliccia e cuoio ci fosse differenzza. In media stat virtus, se tutti fossimo vegetariani, e mangiassimo uova, e formaggio, quanto un nutrizionista dice che dovremmo mangiarne, cioé 1-2 volte a sett., la produzione potrebbe anche essere meno ottimizzata a vantaggio degli animali; se spendo 4€ per un pacco di marlboro, posso anche spenderle per comprare un uovo, o due a sett. il latte a molti fa male, me compreso, per cui non andrebbe preso ogni mattina. Che un individuo si accolli le responsabilità dell’umanità tutta serve solo al suo narcisismo, o se volete alla sua coscienza.
    4. Cosa daremmo da mangiare ai nostri cani e gatti???Soia??
    5. Vogliamo parlare dell’etica NO-GLOBAL??mi sembra molto intrecciata a questa: coerenza totale ok???Bene rinunciate ad ogni prodotto informatico o tecnologico, perché è quasi sicuramente prodotto in Cina, o in altri paesi senza alcun rispetto dei lavoratori né dell’ambiente. Come lo tenete su il sito???
    5. Ad oggi la scelta vegan è una dieta molto costosa. Solo in paesi, e città ricche si trovano prodotti ‘vegan’ che possono ‘sostituire’ i prodotti animali. Certo, se hai il portafoglio grasso e vivi a Londra, non avrai difficoltà alcuna. Ma se vivi a Carrapipi, o che sso io , ti puoi mangiare l’erba. mi sembra che quardiate il problema da un ottica SNOB, che non porta da nessuna parte.

    • Ada scrive:

      ciao “deadboy”, rispondo al tuo commento così come mi sono ritrovata a fare mille volte visto che è l’esatta copia di obiezioni che qualsiasi vegano si è trovato a ricevere almeno una volta nella vita. cercherò di farlo in maniera sistematica, punto per punto.

      Introduzione e punto 1: Quando parli dell’opinione dei nutrizionisti commetti un errore di base nella “classificazione” dei soggetti interessati, parli dei vegan come soggetti “di parte” in quanto vegan e invece dei nutrizionisti, non vegani come soggetti super partes.
      Già questo è assolutamente insensato, perchè se io (vegana) sarei di parte quando affermo quello che dico, anche un non vegano secondo il tuo ragionamento (che potremmo semplificare con “ognuno porta acqua al suo mulino”, dovrebbe esserlo.Cosa che invece tu escludi totalmente dando credito in automatico a quanto affermato dai nutrizionisti onnivori e accusando i vegani di essere di parte.
      E se invece, di parte, fossero gli altri?
      Fra l’altro, esistono nutrizionisti vegetariani, nutrizionisti vegani, nutrizionisti onnivori. Ovviamente ognuno si ritrova
      libero di dar credito agli uni o agli altri. Noi ci basiamo sulla nostra etica, sulla nostra esperienza e sulla nostra coscienza, oltre che sull’opinione degna di credito di molti nutrizionisti favorevoli alla dieta vegan.
      Tu affermi fra l’altro che un vegano può andare incontro a rischi (che tu chiami “lacune nutrizionali”) se non bilancia bene la sua dieta, cosa che può accadere a chiunque non si nutra con attenzione, qualsiasi dieta segua.
      Se un vegatariano cominciasse a mangiare 6 uova al giorno, di certo si ammalerebbe, nonostante non consumi carne, se un onnivoro cominciasse a nutrirsi solo di fegato, starebbe male uguale.
      Seguire una dieta bilanciata è fondamentale qualsiasi sia la dieta che si segue.
      Con la dieta vegana è lo stesso, basta bilanciare i nutrienti e non ci sono assolutamente prove scientifiche che si vada incontro a dei problemi.
      Vorrei che tu come tutti gli altri che tanto si affannano a ripetere di queste “lacune nutrizionali” portaste degli esempi concreti anzichè parlare delle carenze dei vegani così come fai tu adesso, come di uno spauracchio assolutamente inconsistente.
      Si da credito alla “scienza” dei nutrizionisti non vegani e la si fa passare come “verità” scegliendo di dare più credito a loro piuttosto che a coloro i quali affermano il contrario e se noi stiamo benissimo, insieme a altre migliaia di persone vegane nel mondo, un motivo ci sarà pure.
      non può essere solo “fortuna”.

      punto 2: forse quello che non ti è chiaro fin dall’inizio è che questo brano che hai commentato parla specificatamente di ALIMENTAZIONE ed è a sua volta un capitolo di un libro che tratta molti argomenti, vivisezione compresa, ed è a sua volta inserito in un sito, il nostro, che non tralascia affatto l’argomento vivisezione.
      Ne consegue che quando parli di SLALOM dimostri di non aver proprio compreso nè che stai leggendo un estratto, nè su che tipo di sito lo stai leggendo.
      Sul consumo di farmaci ci trovi ovviamente d’accordo, è ovvio che questi siano tutti testati, ma da dove hai dedotto, se posso chiederlo, quale sia la nostra posizione in merito a questo da questo articolo? Ti basta leggere qualche altro articolo per dedurre chiaramente cosa ne pensiamo su questo, e che è chiaro che chi abbraccia una scelta vegana per motivi etici sia contrario allo sfruttamento animale nel suo complesso, vivisezione compresa e faccia delle scelte che non siano solo legate all’alimentazione ma anche alla scelta del vestiario, delle sostanze utilizzate per curarsi, dei cosmetici, dei detersivi e chi più ne ha più ne metta, altrimenti la sua scelta non sarebbe etica ma solo alimentare.

      punto 3: che le scelte alimentari della popolazione non influiscano sull’economia, i consumi e la produzione, è una teoria a dir poco balzana.
      potremmo perdere delle ore a parlare dell’influenza del boicottaggio ma quello che è importante nello specifico ricordare è che in questo caso, ogni volta che io, tu o chiunque altro, piuttosto che comprare del formaggio comprerà un alimento non di origine animale, avrà evitato di essere complice della morte di milioni di animali.
      questo non può bastare, certo, ma è un importante passo verso scelte alimentari differenti che, applicate con coscienza, sono davvero un segno concreto di quello che pensiamo.
      continuare a ripetere che quello che noi scegliamo di consumare e acquistare non sia affatto influente sull’andamento della produzione è solo una scusa che chiunque non voglia portare il peso di una precisa responsabilità utilizza spessissimo.
      “FACCIO COME PRIMA, TANTO NULLA CAMBIERà” nonostante del contrario ci siano mille esempi e questo mandi totalmente a farsi benedire la coscienza personale che dovrebbe comunque ignorare il conseguimento del risultato finale.
      quello che tu chiami narcisimo, io la chiamo coerenza.

      punto 4: quello dell’alimentazione degli animali domestici è un argomento veramente vasto, impossibile da esaurire in un commento.
      di certo è un argomento sul quale è possibile discutere da più punti di vista e coinvolge sia la pratica (scelta degli alimenti) sia la “teoria” (influenza delle imposizioni umane sulla vita dei cosiddetti animali domestici). Ci riserviamo di trattarlo a parte perchè è senza dubbio un argomento su cui sarebbe necessario dilungarsi parlando anche del ruolo che l’uomo assume nei confronti degli animali di cui sceglie di occuparsi, della possibilità che loro hanno di sopravvivere senza l’intervento umano, delle ragioni per cui si è scelto di “accudirli”.

      punto 5: cerco di interpretare quello che hai scritto, penso volessi dire che la scelta vegana è intrecciata a un atteggiamento di critica radicale dell’esistente.
      vero.
      questo è senza dubbio vero.
      e poni come obiezione la tipica obiezione sull’utilizzo di strumenti tecnologici come se il fatto di essere critici nei confronti di ciò che ci circonda facesse necessariamente di noi degli eremiti. è una critica diffusa, assolutamente senza senso ma diffusa.
      il fatto di criticare l’esistente non significa doversene tirare fuori totalmente, non dovrei scriverti, non potrei risponderti, non sarei informata su quanto succede nel mondo e tante altre cose.
      significa però farlo ponendosi continuamente delle domande, in modo critico e costruttivo.

      punto 6: ” mi sembra che quardiate il problema da un ottica SNOB, che non porta da nessuna parte.”.
      “TI SEMBRA” ma tu non ci conosci e non conosci tantomeno chi ha scritto l’articolo in questione.
      come fai a sapere come viviamo noi o come vivono loro?
      quanto spendono per nutrirsi, come organizzano i loro acquisti?
      perchè in automatico critichi il nostro modo di alimentarci presupponendo che spendiamo chissà quanto?
      mangiare vegan, se non sei una persona che si limita a mangiare roba confezionata e quindi costosissima, è assolutamente possibile anche per chi non ha enormi possibilità economiche, basta imparare a farsi in casa molti degli alimenti base, partecipare ad acquisti collettivi del resto degli alimenti e avere un pò di fantasia.
      lo stesso che per un’alimentazione onnivora.
      se da onnivolo anzichè comprare la carne in macelleria e cucinarla da te, cominci a vivere di piatti pronti surgelati 4 salti in padella, spenderai un patrimonio e mangerai di merda. ma non è l’unica strada neppure per un onnivoro, pensa per un vegano!
      che sia più difficile trovare degli alimenti, questo si, ma ci sono molti modi per organizzarsi, anche collettivamente, per acquistarli senza spendere tantissimo.

      spero di aver risposto in modo chiaro alle tue obiezioni.
      ribadisco comunque che queste nascono per buona parte da una tua lettura totalmente errata dell’articolo, fra l’altro rivolto a VEGETARIANI che hanno fermato la loro scelta all’esclusione di carne e pesce.

      in ogni caso, è stata un’occasione per rispondere a una serie infinita delle SOLITE obiezioni.
      :-)

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