Il fenomeno del randagismo, in Italia molto diffuso anche a causa del numero sempre crescente di abbandoni e nascite è stato molte volte analizzato per cercare di comprenderne le cause e per ricavare dei dati certi sul numero di randagi (sia gatti che cani) presenti sul territorio italiano.
Molte sono le associazioni e i singoli che si occupano del mantenimento e delle cure degli animali “vaganti” sul territorio, che ogni giorno sfamano e accudiscono gatti e cani direttamente sul territorio in cui essi vivono.
La gestione del fenomeno è abbastanza disomogenea sul territorio italiano, in alcune regioni la gestione è abbastanza ben organizzata (con periodici censimenti per esempio) mentre in altre, come la Sicilia, il fenomeno raggiunge proporzioni talmente grandi da innescare eventi tragici come aggressioni da parte di cani che, spinti dalla fame e dalle cattive condizioni in cui vivono oltre che dai maltrattamenti spesso ricevuti, diventano aggressivi e non ci sono neppure dati certi sul numero dei randagi effettivamente presenti, sia per quanto riguarda i cani che per quanto concerne i gatti.
In Italia la “cultura” del randagio non è molto diffusa, quindi, anche se ci sono casi in cui interi quartieri si occupano di accudire cani o molti singoli che gestiscono colonie feline, troppo spesso, chi lo fa, si trova a combattere contro l’intolleranza e la mancanza di sensibilità del resto delle persone dovendo subire vere e proprie vessazioni e si arriva anche a episodi di estrema violenza.
Uno dei temi più “caldi” correlati a quello del randagismo, è il tema della STERILIZZAZIONE.
In molti si dicono totalmente contrari, altri invece la vedono come una soluzione.
Noi pensiamo, da persone che ogni giorno si occupano di colonie feline e di randagi e conoscono le problematiche correlate a un impegno di questo tipo, che la sterilizzazione sia uno strumento molto efficace contro l’aumento incontrollato dei randagi ma che vada applicato con intelligenza, senza organizzare vere e proprie sterilizzazioni di massa ma neppure ignorando totalmente il problema del sovrannumero che è a sua volta correlato a molte altre problematiche.
Se è vero che in condizioni non ideali molti dei cuccioli che nascono sono destinati a una fine atroce, ci sono casi (rari ma esistono) in cui i gatti in particolare, hanno la fortuna di trovarsi in luoghi in cui la loro presenza è non solo tollerata, ma le condizioni sono anche “ideali” alla loro permanenza.
Organizzare delle campagne di sterilizzazione di massa come si sta pianificando in Belgio, probabilmente è una soluzione troppo radicale che rischia di diventare davvero una manifestazione di dominio dell’uomo sull’animale e una decisione che potrebbe minare a lungo andare la presenza di randagi sul territorio eliminandola completamente, ma un attento monitoraggio delle singole situazioni, da parte delle istituzioni di concerto con i volontari che si occupano degli animali sul territorio, potrebbe aiutare senza dubbio a individuare innanzi tutto le situazioni in cui questo tipo di intervento è strettamente necessario e intervenire tempestivamente, e a gestire in maniera oculata tutte le altre con interventi ben pianificati che non azzerino totalmente la popolazione e invece siano orientati verso un miglioramento della qualità della vita.
Con intelligenza, questo strumento, può essere senza dubbio un valido aiuto per gestire situazioni difficili (presenza di condizioni del tutto ostili all’aumento del numero dei capi, diffusione di malattie, età avanzata dei capi e altre), il rischio che diventi, se applicato in modo non organizzato uno strumento che a lungo andare potrebbe avere conseguenze irreparabili sussiste senza dubbio.
Un randagio è un individuo, ha le sue esigenze, il suo carattere, il suo modo di vivere, è inserito in un certo modo nel territorio in cui vive che può essere più o meno ospitale, ma è comunque una ricchezza e una vita.
Vediamo posizioni nette in tema di sterilizzazioni inapplicabili per questi motivi, perchè sappiamo che ogni caso è a sé e va analizzato tenendo in considerazione prima di tutto le esigenze degli animali e non quelle umane, vediamo la presenza di animali all’interno del territorio urbano come una ricchezza da preservare, sappiamo di essere noi a invadere con la nostra “civiltà” un territorio realmente non “nostro”, a rendere difficile l’esistenza di nuclei di animali che potrebbero invece convivere serenamente con gli “umani” se accuditi e gestiti correttamente e tenendo in considerazione le loro esigenze.
Fonte: Repubblica.it – 18 agosto 2010
Un milione di gatti per 10 milioni di abitanti sono decisamente troppi. Per questo il governo del Belgio ha deciso di avviare una campagna di sterilizzazione globale della popolazione felina nazionale, da concludere nel giro di sei anni.
La misura è drastica, ma necessaria – ha detto un portavoce del ministero della Salute – in un paese che ha circa un milione di gatti a fronte di poco più di 10 milioni di abitanti. Il piano del governo ha già le sue linee guida. Le operazioni di sterilizzazione partiranno dai gatti randagi e andranno avanti con gli allevamenti felini e i negozi di animali. L’ultimo passo sarà la sterilizzazione dei gatti “di famiglia” per i quali sarà anche creata un’anagrafe nazionale. Il piano del governo sarà presentato ufficialmente nel 2011.
Fonte: Ami.it – 19 agosto 2010
Randagismo, i numeri dell’abbandono
Il fenomeno rischia di diventare incontrollabile. Dal Belgio, la proposta che potrebbe fare scuola.
Quando il problema diventa fuori controllo, lo Stato è costretto a intervenire con misure drastiche. E’ questo il caso del Belgio, che per far fronte all’emergenza del randagismo (1 milione di gatti per 10 milioni di cittadini), ha stilato in questi giorni una normativa per una campagna di sterilizzazione dei felini su tutto il territorio. Il piano, che verrà presentato ufficialmente nel 2011 e si concluderà nel 2016, si rivolgerà prima ai felini randagi per estendersi poi a quelli d’allevamento e domestici. Un’iniziativa imponente ma necessaria, di fronte al crescente fenomeno del randagismo che interessa il Paese come il resto d’Europa.
È nei paesi del Mediterraneo che la situazione incontra le maggiori criticità. Nell’indagine Eurispes 2005, raccolta su dati forniti da Enpa e Lav, in Italia ci sono quasi due milioni di randagi, di cui 660 mila cani e 1,3 milioni di gatti, e oltre 70 mila animali maltrattati (fra cui oltre 40 mila senza scampo, con maltrattamenti accertati per il 12,9% nella sola Lombardia). Questo dato ha contribuito alla formazione di associazioni di volontari come la ‘Colonia Felina di Torre Argentina’, che nella sua sede capitolina ha contribuito alle medicazioni dei felini del centro storico, e ha trovato a molti di loro delle famiglie disposte a fornire i propri dati, per sottoporsi a controlli sulle cure del nuovo ‘micio’.
Il problema maggiore è dato però dai randagi di taglia più grande: è fra i cani, infatti, che si registra il maggior numero di abbandoni, maltrattamenti e crudeltà. Con 100 mila contro 50 mila, i cani vengono abbandonati il doppio dei gatti, con picchi di frequenza nel periodo estivo (circa 60 mila in 3 mesi, quasi 600 al giorno), ma anche episodi effettivi sparsi durante tutto l’anno. Sono cambiati anche i luoghi tipici dell’abbandono. Nel 42% dei casi, questo non avviene più sulle autostrade, ma anche in strade di periferia e nelle vicinanze di località di villeggiatura (dati 2005). Nonostante la legge che dal 2004 definisce “delitti” i reati contro tutti gli animali, sono ancora numerosi anche i casi di maltrattamenti e crudeltà: gli avvelenamenti sono all’ordine del giorno, e la cronaca continua a riportare i casi di mattanza contro piccoli branchi come quelli del Marzo scorso ai piedi del monte Faito, in Campania.
Il fenomeno appare difficile da arginare; né le politiche statali di pubblicità progresso, né l’aumento delle spiagge ‘ a 4 zampe’ ha fatto sì che questo regredisse. In molti casi, i fondi devoluti dallo Stato alle Regioni vengono fatti sparire in opere differenti (3 milioni e mezzo versati alla Sicilia fino al 2008 e finiti chissà dove, come denunciato dal sottosegretario del Welfare, Francesca Martini), o vanno a infoltire i già cospicui introiti di quello che un gruppo di monitoraggio della Lav ha scoperto essere un vero e proprio business del randagismo, che nel 2001 aveva un giro d’affari di quasi 500 miliardi di lire.
Per questo, associazioni come l’Enpa, l’Oipa e la stessa Lav si battono per l’estensione della sterilizzazione, argomento portato alla ribalta proprio dal caso belga. Gli animali sprovvisti di targhetta o tatuaggio vengono catturati e portati nei canili. Ma queste strutture, oltre a essere scarsamente attrezzate e spesso fatiscenti, non possono essere un ricovero per tutta la vita dell’animale. «I cani devono essere tolti dalla strada, ma non per essere messi in altre prigioni. Il canile deve essere solo un passaggio», questo il progetto “La città dei cani”, che l’autrice tv Vanessa Branca ha in mente per la lotta al randagismo.
Il messaggio che Gianluca Felicetti, presidente Lav, vuole diffondere, è chiaro: la sterilizzazione non va vista come una prevaricazione dell’uomo sulla natura animale, bensì come il fattore fondamentale nella lotta al randagismo. «Il problema non può essere gestito da un singolo sindaco o da un singolo veterinario Asl: occorre una decretazione d’urgenza da parte dello Stato. Gli animali domestici non hanno necessità di riprodursi, e la sterilizzazione depotenzia l’aggressività dei maschi e mette al sicuro sia noi che gli altri animali».














LA STERILIZZAZIONE DEI GATTI RANDAGI DEVE ESSERE CONSIDERATA SOLO COME UN “ATTO DI RESPONSABILITA’ E CIVILTA’” NEI CONFRONTI DEI GATTI ,MA ANCHE NEI CONFRONTI DELLE TANTE PERSONE CHE MAGARI HANNO IL PROPRIO TERRENO, LA PROPRIA CASA O LA PROPRIA VILLETTA, VICINO E CONFINANTE AD UN TERRENO IN CUI E’ PRESENTE UNA COLONIA FELINA.. LO STATO DEL BELGIO DEVE ATTUARE AL PIU’ PRESTO IL PIANO DI STERILIZZAZIONE DEI GATTI ,NON SOLO PER LIMITARE LE TANTE NASCITE DI NUOVI RANDAGI,MA ANCHE PERCHE’ DOVE ESISTE CIVILTA’, DI CONSEGUENZA.ESISTE ANCHE MAGGIOR RISPETTO .IL BELGIO INFATTI IN QUESTO MODO DARA’ IL” BUON ESEMPIO” AL MONDO INTERO,MA ANCHE A STATI COME L’INGHILTERRA DOVE MILIONI DI GATTI NON STERILIZZATI, E QUINDI IN CRESCENTE NUMERO,STANNO TROVANDO L’ABBANDONO,E MENTRE L’INGHILTERRA LI STA ABBANDONANDO ,DIMOSTRANDO GRANDE INCIVILTA’ VORREI RICORDARE CHE DOVE ESISTONO I GATTI ,NEI TERRENI E NEI GIARDINI ,NON ESISTERANNO MAI I TOPI,.L’INGHILTERRA FORSE PREFERISCE AVERE NEI PROPRI GIARDINI I TOPI?