Dal Golfo del Messico di cui sono originari, i gamberi della Louisiana sono approdati nel lago di Varese importati per ragioni gastronomiche e hanno preso a riprodursi soppiantando le specie già diffuse in quella zona.
Da questo articolo si evince come il fenomeno sia già sotto osservazione da parte di pescatori e ristoratori che ci vedono già un grosso affare vista la facilità con cui questi gamberi possono essere pescati, le loro grandi dimensioni e il loro grande numero.
Quello che ci vediamo noi, invece, è un ennesimo cambiamento della naturale diffusione delle specie causato dalle esigenze dell’uomo che sposta, trasferisce, sposta, impianta e inserisce, il tutto in nome del suo interesse e senza curarsi dell’ecosistema in cui inserisce nuove specie né tantomeno del destino degli animali già presenti sul territorio.
Fonte: CorriereDellaSera.it – 14 agosto 2010
Mentre nel golfo del Messico devono fare i conti con la marea nera, che ha messo in ginocchio l’industria ittica, nel lago di Varese fanno – se così si può dire – la bella vita. Sono i gamberi della Louisiana, famosi per la prelibata carne e per le discrete dimensioni (possono arrivare a 20 cm di lunghezza) e per questo importati a scopo di allevamento nelle acquicolture di molti Paesi. Oggi sono i gamberi d’acqua dolce più diffusi al mondo.
A RUBA NEI RISTORANTI – Ma come sono arrivati in quel di Varese? Importati molto probabilmente per ragioni gastronomiche e poi abbandonati, hanno proliferato nell’ecosistema lacustre tra lucci, pesci siluro e crostacei autoctoni e probabilmente molto presto andranno a ruba nei ristoranti della zona. Per gli esperti tali esemplari non rappresentano ad oggi un pericolo per l’ecosistema, ma il fenomeno viene tenuto sotto stretto controllo. «I gamberi sono ottimi da mangiare, con il risotto o fritti, ma anche cucinati in molti altri modi – spiega l’assessore provinciale alla Gestione faunistica Bruno Specchiarelli, che ha effettuato un sopralluogo nella zona -. Non c’è alcun divieto per la raccolta e chi vuole, quindi, può pescarne quanti ne vuole». Una dichiarazione che suona quasi come un caldo invito. I pescatori del posto non si sono fatti attendere: li raccolgono a mani nude, approfittando della pioggia, quando in cerca di cibo sconfinano nei prati attorno al lago.
TRECENTO IN VENTI MINUTI – I crostacei “italo-americani” sono ghiotti di uova di pesce e con il tempo potrebbero arrecare danni alla fauna ittica del lago e dei torrenti circostanti. Di carattere aggressivo, ma facilmente adattabili alle diverse condizioni climatiche, presto hanno soppiantato i crostacei canadesi che vivevano nel lago, riproducendosi in grande quantità anche grazie all’assenza di un predatore naturale. Un ornitologo della zona dice di averne catturati 300 esemplari in una ventina di minuti, fra la palude Brebbia e il lago di Varese. A mani nude perché i gamberoni, con le chele, rompono facilmente le reti. Come si diceva, la novità ha attirato anche l’attenzione dei ristoratori, che hanno provato a cucinarli e si preparano a introdurre nel menu il prelibato crostaceo, accanto ai classici pesci d’acqua dolce. Alla faccia della marea nera.













