Postato da Ada 6 - agosto - 2010 0 Commenti

Un altro studio conferma la correlazione tra consumo di carne e sviluppo di forme tumorali.

Fonte: Panorama.it – High Tech e Scienza – 6 agosto 2010

carne-alla-grigliaTempo di vacanze e di grigliate all’aria aperta? Attenzione a non esagerare però. Il modo con cui si cuoce la carne rossa (cotture prolungate, grigliatura o arrosti) e quanta se ne mangia (più di 500 grammi la settimana) può avere un ruolo nel favorire lo sviluppo del tumore. Lo si era già detto per il cancro allo stomaco e al colon e ora uno studio, pubblicato su Cancer, giornale dell’American Cancer Society, lo evidenzia anche per quello alla vescica. Ci sono sostanze, dai nomi difficili, derivate dalla cottura della carne rossa, come amine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici, e altre aggiunte alla lavorazione dei salumi, come nitrati e nitriti, che favoriscono i processi di cancerogenesi. Che ci fosse un’associazione lo si era già osservato in altre indagini. Ma lo studio condotto da Amanda J. Cross, del National Cancer Institute, a Rockville, negli Usa è uno dei primi studi prospettici ad aver stabilito un nesso tra i componenti della carne derivati dalla cottura e dalla preparazione degli insaccati e il rischio di sviluppare cancro alla vescica.

Per verificarlo hanno raccolto dati attraverso questionari che stabilissero il tipo di carne consumata e come era stata preparata. Gli investigatori hanno raccolto informazioni su circa 300 mila uomini e donne fra i 50 e i 71 anni di età in otto Stati americani. Quando lo studio è partito (dal 1995 al 1996) i partecipanti hanno risposto alle domande del questionario su stile di vita e abitudini alimentari e sono stati seguiti per otto anni (perciò in prospettiva) durante i quali a 854 di loro è stato diagnosticato il cancro alla vescica. Le persone la cui dieta aveva la quantità totale più elevata di nitriti, e di nitrati provenienti della carne lavorata (i salumi) è risultata avere un rischio dal 28 al 29 per cento maggiore di sviluppare cancro alla vescica rispetto a quelli che ne avevano consumato la quantità più bassa. «Del resto, nitrati e nitriti possono concorrere alla formazione all’interno del nostro corpo delle nitrosamine, che sono cancerogene, e rappresentano un fattore di rischio per il cancro alla vescica. Per questo, in particolare i salumi, che contengono nitriti e nitrati possono essere considerati alimenti a rischio» afferma Umberto Veronesi, direttore dell’Ieo di Milano. «Le conclusioni della ricerca sottolineano l’importanza di studiare questi composti per capire meglio l’associazione fra essi e il rischio di cancro alla vescica». E aggiunge Cross: «Mancano dati epidemiologici esaurienti su questa associazione e si dovrebbero svolgere altri studi sempre prospettici più ampi, per avere una conferma».

Che una buona alimentazione sia caposaldo della prevenzione al cancro, ma anche ad altre patologie diffuse come quelle cardiovascolari, gli esperti lo vanno ripetendo da tempo. «La carne non va mangiata spesso. Anzi, poco o niente. Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro nel 2007 ha stabilito una quantità massima di 500 grammi la settimana» dice Anna Villarini, biologa e specialista in scienze dell’alimentazione al Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto dei tumori di Milano, e autrice con Giovanni Allegro del libro Prevenire i tumori mangiando con gusto (Sperling&Kupfer). «La cosa migliore sarebbe ispirarsi alla dieta mediterranea ricca di cereali integrali, legumi e verdura e povera di proteine animali, grassi saturi, zuccheri e cibi raffinati».

Fin dall’antichità si è sempre saputo che i cereali, purché consumati nella loro integralità, associati ai legumi e a una certa quota di semi e verdure, e in qualche occasione a cibi di origine animale, offrono una perfetta combinazione alimentare. «Nella Bibbia il sesto giorno della creazione Dio dice ad Adamo ed Eva: ‘vi do tutte le piante con il proprio seme, tutti gli alberi da frutta con i propri semi. Così avrete il vostro cibo’. Il messaggio è chiaro. Si può obiettare che non è scientifico. Vero, ma la saggezza antica sta spesso alla base di molte verità moderne» scrive Franco Berrino, direttore del dipartimento di medicina predittiva e per la prevenzione all’Istituto dei tumori di Milano, che ha dato avvio a vari studi di intervento per verificare il nesso fra dieta e cancro.

Secondo Veronesi, vegetariano convinto, ci sono diverse ragioni, anche etiche, per non consumare carne o, almeno, con molta parsimonia. «Noi siamo circondati da sostanze inquinanti, che la sensibilità collettiva ritiene ormai un rischio per la nostra vita. Sostanze nocive se le respiriamo, ma molto di più se le ingeriamo. Consumando carne, ci mettiamo in questa situazione, perché dall’atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi sull’erba che, mangiata dal bestiame, si accumulano nei suoi depositi adiposi, e infine arrivano sul nostro piatto quando mangiamo la carne».

Non solo. L’allevamento industriale di animali da macello è il primo responsabile del riscaldamento terrestre, come denuncia Jonathan Safran Foer nel suo libro Se niente importa (Guanda) ed è tra le prime cause di problemi ambientali gravi, come inquinamento di aria e acqua e distruzione delle foreste. «Un chilo di carne sulla nostra tavola richiede 20 mila litri di acqua, il cosiddetto ‘oro azzurro’ che oggi noi sprechiamo con la massima indifferenza, e domani potrebbe addirittura venir razionato su scala mondiale, come sanno già a loro spese quelle aree del pianeta dove l’acqua è rara e preziosa» conclude Veronesi.

Condividi!
  • Print
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Live
  • MySpace
  • PDF
  • RSS

You must be logged in to post a comment.