Postato da Ada 18 - giugno - 2010 0 Commenti

Fonte: ScienzaVerde.it – Maggio 2010

topotransIntroduzione

La genetica è la scienza che studia i caratteri ereditabili, ossia quelle caratteristiche fisiche che negli animali, esseri umani compresi, sono trasmesse dai genitori ai figli. È relativamente recente, poiché è nata alla fine del diciannovesimo secolo grazie alle acute osservazioni dell’abate boemo Gregorio Mendel. E’ stata, però, la scoperta nel 1953 della struttura del DNA, da parte di James Watson e Francis Crick, ad aprire la strada ad una iniziale e reale comprensione dei fenomeni ereditari. Questi due ricercatori scoprirono, infatti, che in ogni cellula c’è una struttura tondeggiante, detta nucleo, nella quale vi sono due filamenti (DNA) costituiti a loro volta, per gli esseri umani, da circa 30.000 geni, ognuno dei quali è responsabile di un carattere ereditabile, ad esempio il colore degli occhi o dei capelli.

Nonostante a tutt’oggi vi siano moltissimi aspetti della genetica ancora poco o per nulla compresi, dagli anni settanta del secolo scorso, diversi ricercatori hanno iniziato ad alterare la struttura del DNA; tali interventi si definiscono d’ingegneria genetica o manipolazione genetica (questi due termini sono sinonimi).

Tutto ciò è stato reso possibile dalla scoperta degli enzimi di restrizione e delle ligasi, in grado, come se fossero forbici, aghi e fili, di tagliare e ricucire il filamento di DNA. Inizialmente gli esperimenti furono compiuti su organismi costituiti da una sola cellula (unicellulari), poi da quelli con più cellule (pluricellulari), fino ad arrivare agli animali più evoluti ed ipotizzare interventi anche sugli esseri umani.

Come è facile immaginare, basta leggere tutti i giorni i quotidiani, attualmente sono moltissimi i campi in cui sono compiuti interventi di ingegneria genetica; uno di questi è rappresentano dagli animali, creati per scopi commerciali o di ricerca. Di seguito ci occuperemo solo degli animali manipolati geneticamente per scopi legati alla ricerca scientifica.

Animali transgenici come modelli sperimentali

Nel campo della ricerca, dal secolo scorso, i modelli animali sono ritenuti utili, da una parte della comunità scientifica, anche se non sono mai stati validati, ossia non è mai stata dimostrata la loro validità in base a criteri scientifici. Negli ultimi anni i vivisettori hanno sentito l’esigenza di modificare geneticamente alcuni animali al fine di renderli più simili agli esseri umani e quindi, secondo loro, più affidabili per le ricerca. In tale modo gli stessi vivisettori riconoscono, nei fatti, che gli attuali modelli animali non sono utili, poiché se possedessero un valore scientifico non vi sarebbe alcun motivo di creare nuovi animali più simili alla nostra specie. Inoltre concettualmente ciò equivale a riconoscere che il vero modello sperimentale è l’essere umano stesso. Il problema non è quindi sperimentare sulla nostra specie o meno, poiché ciò viene già compiuto sistematicamente sia nel campo della ricerca medica che farmacologica, ma farlo rispondendo a criteri etici.

Storicamente, l’opinione pubblica ha saputo dell’esistenza degli animali transgenici, nei quali era stato inserito un gene estraneo (transgene) appartenente ad un’altra specie animale, quando il 22 dicembre 1982 la rivista Natura dedicò la copertina ad un topo gigante nei cui cromosomi i ricercatori Ralph Brinster e Richard Palmiter avevano inserito il gene per l’ormone della crescita dei ratti, questi ultimi infatti sono roditori mediamente molto più grandi dei topi. La tappa successiva fu la brevettazione degli animali transgenici, come se fossero oggetti od invenzioni. Il primo caso avvenuto negli Stati Uniti risale al 13 aprile 1988 e riguardava un topo, chiamato oncomouse od oncotopo, in grado di sviluppare un tumore alla mammella, poiché era stato inserito un gene umano, chiamato myc, che stimolava la formazione del cancro. Altri animali transgenici furono brevettati in seguito e molti altri sono continuamente in attesa.

Rendere gli animali più simili a noi, tuttavia non aumenta la loro validità come modelli sperimentali. Infatti l’animale transgenico si comporta, più o meno come vogliamo, solo per quella caratteristica che abbiamo modificato geneticamente, ma per tutto il resto continua a funzionare secondo le proprie caratteristiche naturali. Una prova di quanto affermo è data dal fatto che, a distanza di oltre 20 anni dalla sua brevettazione, l’oncomouse non ha permesso un solo reale progresso nel campo della comprensione e della cura dei tumore alla mammella. Infatti, se ad esempio somministriamo all’oncomouse un farmaco antitumorale, questo viene poi metabolizzato ed eliminato in base al funzionamento del fegato e dei reni del topo e quindi ancora una volta ci troviamo a confrontare dati ottenuti su specie differenti che funzionano biologicamente in maniera differente.

Animali transgenici come donatori d’organi

Tutti sono a conoscenza della carenza di organi per i trapianti. Alcuni ricercatori hanno quindi pensato di risolverla creando animali, modificati geneticamente, in grado di donare i loro organi per i trapianti umani. Tale intervento viene chiamato xenotrapianto e per alcuni rappresenta la speranza per il futuro. In realtà forse nessuna applicazione dell’ingegneria genetica racchiude tante incognite e tanti rischi come quella degli xenotrapianti.

È importante ricordare che il sistema immunitario di ogni specie animale (essere umano compreso) è abituato a riconoscere alcuni tipi di virus con cui è venuto frequentemente a contatto che possono essere poco o per nulla patogeni per la specie abituata a riconoscerli, ma possono invece diventare altamente patogeni e mortali per altre specie. Ad esempio, la teoria più accreditata, per quanto riguarda l’origine dell’AIDS, ritiene che il virus responsabile della malattia derivi per successive mutazioni proprio da un altro virus simile trasmesso da una razza particolare di scimmie (cercopitechi verdi africani).

Nel caso degli xenotrapianti immetteremo direttamente nel corpo umano un organo di un animale e con esso anche i suoi microrganismi (virus e batteri). Inoltre se dovesse manifestarsi una nuova malattia, l’organismo umano non sarebbe in grado di contrastarla, poiché per preparare una persona ad un trapianto dobbiamo temporaneamente annullare il suo sistema immunitario, al fine di evitare il rigetto dell’organo. Quindi il rischio legato agli xenotrapianti è quello di provocare nuove e sconosciute epidemie, se non pandemie, per contrastare le quali il genere umano si troverebbe completamente impotente.

Infine non dobbiamo sottovalutare gli aspetti psicologici. Quando trapiantiamo un organo animale in una persona, realizziamo una chimera, cioè un essere, da un punto di vista biologico, in parte umano e in parte animale. Ad esempio, nel caso del trapianto di un fegato di maiale, il trapiantato, biologicamente, sarà per il 93% uomo e per il 7% maiale. Come si possono, in questo caso, negare conseguenze psicologiche? E ancora, quanti organi potremmo trapiantare per poter considerare quell’essere umano ancora tale e non una forma biologicamente ibrida tra diverse specie? Infine è importante ricordare che i consensi informati preparati negli USA per gli xenotrapianti prevedono che la persona trapiantata si impegni a non avere più rapporti sessuali, per il rischio, ben conosciuto dai ricercatori, che attraverso i rapporti possano diffondersi infezioni sostenute da virus di origine animale.

Alcune obiezioni generali alla creazione degli animali transgenici

Gli animali manipolati geneticamente non hanno subito il vaglio della selezione naturale. Ogni mutazione genetica viene selezionata da meccanismi naturali che nei millenni hanno avuto il compito di cercare di conservare le mutazioni favorevoli alla sopravvivenza degli organismi viventi ed eliminate le altre. Nel caso della manipolazione genetica vengono saltati i meccanismi di selezione naturale e quindi non sappiamo quali potrebbero essere le conseguenze. Inoltre, normalmente avviene una sola mutazione, mentre nel caso dell’ingegneria genetica sono creati migliaia o milioni di organismi (vegetali o animali) contemporaneamente portatori di una o più mutazioni artificiali.

L’ingegneria genetica non è in grado di operare con precisione. L’inserimento artificiale dei geni nei cromosomi è spesso impreciso o addirittura casuale e quindi otteniamo animali con caratteristiche differenti da quelli desiderate. Inoltre sono inserite in ogni cellula centinaia di copie del gene che vogliamo inserire. Ognuna di queste influenzerà i geni vicini al punto in cui andrà ad inserirsi nei cromosomi.

Conosciamo ancora troppo poco del DNA. Attualmente abbiamo mappato quasi tutti i geni umani, ma conosciamo la funzione solo di pochi, mentre per alcune specie animale non è stato nemmeno mappato il DNA. Quest’ultimo non contiene solo i geni, ma anche lunghissime sequenza di basi (i costituenti dei geni) ripetute a volte milioni di volte che apparentemente non codificano per niente e delle quali non si conosce la funzione, tuttavia si pensa possano regolare i geni. I transgeni, spesso, vanno ad inserirsi proprio in queste sequenze, dette introni, con il rischio, per altro già verificatosi, che ad esempio sblocchino un gene che stimola lo sviluppo di un tumore.

Aumenteranno gli animali uccisi nella ricerca. Gli animali che non presenteranno le caratteristiche desiderate, la maggioranza di quelli manipolati, saranno eliminati poiché non utili alla ricerca. In questo modo al numero totale degli animali impiegati nella sperimentazione dovremo aggiungere anche quelli uccisi prima.

Gli animali transgenici sono spesso deboli e malati. Oltre alle caratteristiche indotte mediante la manipolazione genetica, spesso si verificano malformazioni fisiche o malattie impreviste. Si è inoltre dimostrato che moltissimi animali transgenici sono sterili. Tutto ciò danneggia gravemente il benessere degli animali.

È impossibile valutare le conseguenze a medio e lungo termine delle mutazioni artificiali. Non sempre le mutazioni manifestano le loro conseguenze immediatamente, a volte occorrono molti anni e molte generazioni. Non essendo quindi possibili studi così lunghi, ignoreremo quelle che saranno le conseguenze a medio e lungo termine.

Conclusione

Se analizziamo le poche statistiche attendibili, ci rendiamo conto che in futuro nella ricerca, probabilmente, verranno impiegati solo animali manipolati geneticamente, tra questi non esistono solo i transgenici, ma anche i knock-out, ossia quelli in cui viene eliminato o inattivato un gene animale di solito non posseduto dalla nostra specie. Ogni anno, infatti, si evidenzia una costante diminuzione degli animali non manipolati e un rapido aumento di quelli transgenici.

Anche in questo caso, come ho cercato brevemente di dimostrare, quanti si battono contro la vivisezione lo fanno, non solo per difendere i diritti degli animali, ma anche per difendere la salute degli esseri umani. I soldi sprecati nella creazione degli animali transgenici e nei successivi esperimenti potrebbero essere meglio impiegati nel campo della prevenzione (ad esempio l’80-90% dei tumori hanno una causa ambientale e quindi potenzialmente evitabile) o nelle ricerche scientifiche che non impiegano animali (i cosiddetti metodi alternativi o meglio sostitutivi). E ancora l’opposizione agli xenotrapianti, se avrà successo, eviterà all’umanità il rischio, molto probabile, di gravissime pandemie, ben più gravi della recente truffa dell’influenza suina.

Più in generale, risulta evidente come gli scienziati che applicano tecniche di ingegneria genetica siano depositari di un potere enorme: quello di creare esseri viventi con caratteristiche desiderate, oppure ibridi di specie differenti e forse, in futuro, anche esseri viventi completamente artificiali. Insomma sembra che l’Uomo si consideri molto vicino a raggiungere quello che era il vecchio sogno del pensiero positivista, cioè la possibilità di dominare la Natura grazie alla scienza. Ma ci troviamo veramente davanti ad un grande sogno o solo ad una tragica illusione? Sul piano pratico è indiscutibile come l’ingegneria genetica abbia reso possibile interventi tecnicamente impensabili solo fino a pochi anni fa. Ha però anche messo il mondo davanti a rischi incalcolabili e incontrollabili.

Da oggi in poi gli scienziati, avendo a disposizioni strumenti tanto potenti, dovranno procedere con molta cautela ed accettare solo quegli interventi eticamente accettabili e sicuramente privi di rischi. Nel dubbio, in base al principio di precauzione, dovrebbero astenersi, poiché i danni potrebbero essere molto superiori rispetto ai vantaggi, ma soprattutto potrebbero risultare irreversibili.

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