Postato da Ada 22 - febbraio - 2010 0 Commenti

Fonte: Il secolo XIX

Un libro può cambiare la vita? Natalie Padilla, che frequenta il college a Pomona, California, dopo aver letto l’ultimo libro di Jonathan Safran Foer, “Eating Animals” – che uscirà da Guanda il 25 febbraio con il titolo “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?” – ha deciso di diventare vegana, cioè di rinunciare a ogni prodotto di origine animale, non solo carne e pesce, e di seguire un indirizzo di studi in Scienze ambientali, per poter poi contrastare l’allevamento industriale di animali. Natalie ha raccontato la sua scelta sul sito www.eatinganimals.com, che Foer ha aperto proprio per raccogliere reazioni al suo libro. Fra le prime ricevute, quella dell’attrice Natalie Portman: vegetariana da vent’anni, dopo aver chiuso il saggio ha deciso di diventare un’attivista vegana. L’attrice sottolinea che la battaglia avviata da Foer contro i “carnivori” è coraggiosa perché impopolare e può essere considerata anche una forma di rivolta “adolescenziale”: insomma, si sa come gira il mondo. «Foer ci mostra attraverso “Eating Animals – dice Natalie Portman – che tutti pensiamo la stessa cosa: noi non siamo loro. Ma, incalza lui, come definiamo chi siamo noi? ». Un essere umano deve andare oltre il pensiero: mi piace, allora lo mangio.

Foer, classe 1977, autore di un paio di romanzi cult, porterà il suo verbo a Roma, il 3 marzo all’Auditorium Parco della Musica, e il giorno dopo a Milano, alla Feltrinelli. Foer non è un talebano: nel libro racconta di essere stato un vegetariano intermittente, dentro e fuori, durante gli studi. Pollo con le carote è il piatto che amava sopra ogni cosa, glielo preparava la nonna ebrea, sopravvissuta ai campi di sterminio, e lui ha sempre associato quella pietanza a qualcosa di personale, a un sentimento, come accade a molti esseri umani. Dopo essersi sposato con la scrittrice Nicole Krauss, al momento della nascita del primo figlio, Sasha, la vita di Foer ha preso una svolta: ha cominciato a sentirsi maggiormente coinvolto nelle scelte relative al benessere del piccolo e quindi ha deciso di informarsi, conducendo un’indagine su ciò che mangiamo. Quanto Foer abbia preso sul serio questa “missione” è dimostrato da una lettera pubblicata sul sito, indirizzata alla Tyson Foods, il maggior produttore al mondo di carne, pollo e maiale a livello industriale. A luglio del 2008 era già la settima missiva: presentandosi come neo-papà, lo scrittore chiedeva di poter visitare alcuni impianti, parlare con i responsabili, ottenere tutte le informazioni per prendere decisioni informate sul modo in cui nutrire il proprio figlio. Pensate che gli abbiano risposto?

Alla fine dell’inchiesta, Foer ha tirato le somme: il 99 per cento di quanto finisce sulla tavola negli Stati Uniti, a casa o al ristorante, proviene da allevamenti industriali, che incidono sul riscaldamento globale e sul cambiamento del clima in modo superiore, nell’ordine del 40 per cento, all’impatto causato da traffico e trasporti. Quanto devono subire gli animali in quegli stabilimenti sarebbe illegale se il trattamento fosse praticato a cani o gatti.

Il titolo italiano del libro “Se niente importa” fa riferimento alla lezione impartita a Foer dalla nonna, quella del pollo con carote, che stremata dalla fame, negli ultimi giorni della guerra, rifiutò un pezzo di carne che un uomo, generosamente, le aveva offerto, perché non era kosher, non rispettava le regole ebraiche. Anche se poteva salvarle la vita. “Se niente importa, allora non c’è più nulla da salvare”.

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