Postato da Ada 17 - dicembre - 2009 0 Commenti

DSCF2384La settimana scorsa ci siamo recati presso l’EDIGA, ente difesa gatti di Palermo, in via Pandolfini, zona Boccadifalco, per cercare di farci un’idea chiara della situazione avendo ricevuto segnalazioni tra loro contrastanti in merito alla difficoltà di adottare dei gatti.

Premettiamo che anche noi avevamo avuto, non tanto tempo fa contatti con chi gestisce il gattile, l’anziana Sig.ra Narzisi a cui avevamo telefonato perchè sul sito internet dell’Ufficio diritti animali del Comune di Palermo, risultava essere, con il suo ente, l’incaricata a gestire il censimento delle colonie feline dal 2006.
A noi in quell’occasione, la sig.ra Narzisi aveva detto di non ricevere abbastanza fondi da parte del Comune per portare avanti il censimento per cui ci aveva rimandato all’ufficio competente che, nonostante le pressioni, non ci ha mai risposto né al telefono né a sollecitazioni scritte.

Visto che siamo abituati a non delegare ma a chiarirci sempre le idee in prima persona, abbiamo deciso di recarci presso in gattile accompagnati da una ragazza che ci ha segnalato delle situazioni piuttosto spiacevoli raccontandoci di essersi imbattuta per caso nell’ Ediga e di aver cercato di aiutare con i suoi mezzi la sig.ra Narzisi mettendo on line degli annunci per le adozioni dei gatti.
Il risultato è stato immediato, in poco tempo ha ricevuto molte chiamate di persone interessate all’adozione dei mici e, piena di entusiasmo e nell’intenzione di dare una casa ai gattini, ha indirizzato chi l’aveva contattata presso il gattile certa di aver fatto qualcosa di buono.

In gattile però qualcosa non è andato bene e le adozioni non sono andate a buon fine.
La causa? Il rifiuto della sig.ra Narzisi secondo la maggior parte delle persone che hanno provato ad adottare.

All’interno del gattile abbiamo trovato una situazione migliore rispetto alle nostre aspettative, i gatti sono molti, questo è verissimo, circa 300 a occhio e croce, ma le strutture sono in condizioni abbastanza buone e una più attenta gestione interna potrebbe ulteriormente migliorarle.
I gatti sono divisi in 5 recinti ognuno con una zona coperta in cemento abbastanza ampia e una zona scoperta coltivata a mandarini dove i gatti hanno spazio per muoversi, le condizioni generali dei gatti non troppo critiche visto il numero anche se qualcuno presenta segni chiari di rinotracheite e qualcun altro avrebbe bisogno di interventi urgenti agli occhi.

Ci aspettavamo di peggio certamente ma è però ovvio che la struttura, gestita dall’anziana signora e da pochissime altre persone, avrebbe bisogno di ulteriore sostegno.
Di certo quello di cui i gatti hanno bisogno non è solo un ricovero e un pasto al giorno ma anche un contatto umano più costante e diretto che i pochi collaboratori non riescono a garantire.

Dopo un paio d’ore di attesa siamo riusciti finalmente ad incontrare la sig.ra Narzisi a cui abbiamo esposto le nostre domande in merito alla gestione delle colonie, all’incarico che il suo ente risulta avere da parte del Comune e riguardo al sostegno di cui indubbiamente i gatti hanno bisogno.
DSCF2333Lei ci ha spiegato che nel 2006 ha effettuato un censimento di circa 200 colonie ma che non ha potuto portare a termine il lavoro a causa della carenza di fondi (stessa cosa che ci aveva detto al telefono), ci ha detto di portare avanti il gattile con i fondi privati provenienti dalla sua pensione e con l’aiuto di pochi collaboratori che lei stessa retribuisce e soprattutto ha affermato di non essere a conoscenza del fatto che, a tutt’oggi, sul sito internet dell’Ufficio diritti animali, fosse presente il suo numero di telefono.
Abbiamo ovviamente affrontato il tema delle adozioni, spiegando chiaramente che se eravamo là era solo e unicamente per offrire il nostro aiuto ma anche per verificare quanto affermato da chi ci ha contattati.

In quel momento la sig.ra ha ribadito anche a noi quello che ha comunicato a chi voleva adottare: “Andiamoci piano con le adozioni”, ci ha detto. “Io i gatti adulti non li do via, questo mettetevelo in testa e anche con i cuccioli seguo dei criteri ben precisi”.
Certamente anche noi che da molto tempo ci occupiamo di gatti sappiamo bene che è importante non affidarli al primo venuto, che è sempre bene effettuare dei controlli pre e post adozione, far firmare l’apposito modulo e appurare che le condizioni per l’adozione siano ottimali, ma ci è sembrato che le motivazioni della sig.ra Narzisi fossero in parte condivisibili perchè fondate sul nostro stesso principio, ma in parte dovute a un attaccamento morboso ai gatti “Sono i miei gatti, se ne ho 300 o 301 non mi cambia niente., preferisco tenerli qua piuttosto che darli”.

Ha accettato qualsiasi forma di aiuto, dalle raccolte di cibo alle campagne informative, ma non ha dimostrato di voler transigere sul discorso adozioni, nonostante abbiamo argomentato ampiamente le nostre motivazioni.

Riteniamo che in un gattile in cui vengono ospitati più di 300 gatti sia molto importante gestire il tutto in modo che i gatti che vengono ospitati al suo interno trovino una casa il prima possibile a meno che questo risulti impossibile per cause ben accertare, è impensabile volerli tenere là per tutto il resto della loro vita.
Per quanto le condizioni in questo momento non siano terribili, è stata la stessa sig.ra Narzisi a riferirci che in primavera, sono molti i gattini vittime di epidemie all’interno del gattile.
Non sappiamo quanti dei gatti che si trovano presso l’EDIGA siano sterilizzati, ma pensiamo che molti non lo siano perchè per stessa ammissione di chi lo gestisce, alcuni sono nati al suo interno.

Funzione fondamentale di un luogo come l’EDIGA dovrebbe essere quella di ospitare e sostenere i gatti che non hanno una casa o che non sono gestibili all’interno di colonie feline, provvedere al censimento e alla sterilizzazione e infine all’adozione, certamente non può essere quella di “casa” permanente per più di 300 gatti, pena la degenerazione della situazione a spese degli animali stessi.

Abbiamo avuto modo di parlare con un’altra volontaria incontrata all’esterno del gattile che ci ha detto di aver più volte discusso anche lei con la sig.ra Narzisi sull’argomento, si è dimostrata irremovibile.

Ogni aiuto è ben accetto insomma, ma non c’è modo di intervenire sulle adozioni.

Abbiamo riflettuto molto prima di scrivere quanto oggi scriviamo, perchè volevamo raccogliere quante più informazioni possibile sull’argomento. Abbiamo offerto alla sig.ra tutto il nostro aiuto e lei ha dimostrato di accettare qualsiasi contributo esterno ma nessuna interferenza con la gestione interna.

Sicuramente questa situazione non può andare avanti così, certamente chi gestisce oggi il gattile non ha le conoscenze necessarie, anche per problemi legati all’età, per organizzare iniziative di sostegno, ma questo può essere fatto, e ci rendiamo disponibili a farlo, solo dopo un chiarimento esplicito del nodo adozioni.

Ci sono delle domande a cui vorremmo che qualcuno rispondesse perchè ci pare che la responsabilità in questo come in molti altri casi, non stia da una parte sola.
Di certo il Comune ha abbandonato totalmente l’EDIGA a cui non elargisce fondi dal 2007, è anche vero che la sig.ra Narzisi, per mancanza di mezzi o intenzionalmente, non spinge affinchè questo avvenga ma preferisce spingere verso le donazioni private, certamente il fatto di allontanare le persone che vogliono adottare non giova all’immagine del gattile e molte sono le segnalazioni che è possibile trovare su internet in merito a questa situazione.

Com’è possibile intervenire?

Bisogna che anche in questo caso siano privati cittadini a farsi carico della situazione cercando di mettere la sig.ra Narzisi davanti alle sue responsabilità oppure dovrebbe essere il Comune a farlo?

DSCF2339E’ un cane che si morde la coda, perchè certamente il Comune approfitta della situazione di stallo per lavarsi le mani di questa come di molte altre questioni e chi gestisce il gattile può farlo come meglio crede senza attenersi a qualsivoglia regola dettata dal buon senso e senza timore che nessuna istituzione intervenga.

Di certo non lasceremo cadere nel dimenticatoio questa questione, torneremo al gattile a parlare con la sig.ra Narzisi e incontreremo tutte le altre persone che hanno avuto esperienze legate alle adozioni o alle mancate adozioni.
Vorremmo che quante più persone possibile si dimostrassero interessate alla questione e si unissero a noi per fare in modo che le condizioni all’interno del gattile migliorino e qualcuno di quei 300 gatti possa trovare una casa.

Ci mettiamo a disposizione per ogni chiarimento e chiediamo a chiunque abbia ulteriori segnalazioni in merito di contattarci per cercare di chiarire il prima possibile questa questione.

Per i 300 gatti che sono dietro a quel cancello e che, stando così le cose, non hanno la benché minima speranza di uscire.

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