Fonte: www.news.smh.com.au
Traduzione a cura di Laboratorio Antispecista
Articolo originale: Ban on xenotransplantation to lapse
Danny Rose, 10 dicembre 2009
La moratoria australiana di cinque anni sul trapianto di organi da animali ad umani verrà ufficialmente revocata. La decisione è stata accolta con favore da scienziati e ha scatenato una miriade di progetti da parte di società.
La Living Cell Technologies (LCT), una società neozelandese che sta mettendo a punto un sistema per utilizzare delle cellule suine produttrici di insulina per il trattamento terapeutico contro il diabete negli esseri umani, ha dichiarato di avere in programma un’espansione in Tasmania.
Quest’annuncio è stato fatto poche ore dopo che l’NHMRC (National Health and Medical Research Council) dichiarasse che il veto allo xenotrapianto, introdotto nel 2004 e da rinnovare entro la fine di quest’anno, non sarebbe stato esteso.
“Accogliamo con favore la decisione dell’NHCMR e siamo lieti che i timori iniziali siano stati fugati” ha dichiarato il Dr Paul Tan, capo dell’LCT.
“Questa decisione apre ad una serie di opportunità altamente significative non solo per l’LCT ma per la ben più ampia comunità scientifica e per la gente affetta da malattie mortali”.
L’Lct è l’unica compagnia al mondo ad aver condotto esperimenti di xenotrapianti (fase 2) su pazienti affetti da diabete di tipo 1 e il Dr Tan ha affermato che la ricerca verrà estesa a pazienti australiani una volta che entreranno in vigore le linee di regolamentazione richieste dall’NHMRC.
La moratoria si basava inizialmente sulla preoccupazione secondo la quale le ricerche sul campo avrebbero potuto far sì che dei virus animali – in particolare il retrovirus suino endogeno- si trasmettessero agli uomini saltando un gap di specie.
Il professor Michael Good, presidente dell’NHMRC, afferma che la decisione di non estendere ulteriormente la moratoria si basa sui progressi scientifici e tecnologici che hanno avuto luogo dal 2004 ad oggi, in particolare i risultati di ricerche riguardanti i rischi di trasmissione all’uomo dei virus animali.
“In seguito ad attente valutazioni, il consiglio è dell’avviso che, nonostante esista una grande varietà di punti di vista sul tema, la ricerca sugli xenotrapianti sia accettabile in Australia, laddove vi sia una rigida regolamentazione” ha dichiarato il professor Good.
Ha aggiunto che non sarà possibile iniziare le ricerche fino a quando non saranno state messe a punto le nuove linee guida e finché non sarà attivo un sistema di sorveglianza e di monitoraggio, sotto la superviosione della Therapeutic Good Administration.
Il professor Tony d’Apice, che è stato presidente dell’Associazione per gli xenotrapianti dal 2003 al 2005, commenta che adesso l’Australia ha cinque anni di lavoro da recuperare: “E’ interessante che il resto del mondo abbia fatto dei passi avanti e che non siano stati lasciati indietro dalla moratoria e che persino la Nuova Zelanda stia portando avanti degli esperimenti clinici. Noi dobbiamo recuperare il tempo perduto ma dobbiamo anche attendere una regolamentazione prima di poter mettere a punto le attrezzature adatte. Ci vorranno degli anni”.
Il professor d’Apice, del centro di ricerca immunologica presso l’ospedale di St Vincent, ha dichiarato che il diabete era l’obiettivo primario per gli scienziati che lavoravano allo xenotrapianto e questa ricerca ha fatto dei passi avanti.
Se gli argomenti di rifiuto dello xenotrapianto possono essere superati, animali come il maiale potrebbero anche dare risposta alla fiorente domanda di sostituzione e trapianto di organi. “L’area principale di indagine per la ricerca è il diabete. Dopo di che, potremo rivolgerci al trapianto di organi- in primo luogo reni, poi possibilmente il fegato”, ha aggiunto il Prof. d’Apice.













