Per anni gli scienziati hanno espresso seria preoccupazione in merito all’impatto ambientale dei rifiuti provenienti dagli animali di allevamento, che vengono riversati in fiumi e corsi d’acqua senza essere opportunamente pretrattati. Una nuova ricerca portata avanti dall’università del Nebraska a Omaha avanza l’ipotesi che simili problemi si possano presentare anche riguardo le polveri spazzate via dal vento nelle zone attigue agli allevamenti. Le ricerche giungono alla conclusione che in alcune aree del paese, specialmente a sudovest, è il vento, e non l’acqua, il principale veicolo di rifiuti altamente inquinanti ad alta concentrazione di ormoni. Negli allevamenti intensivi, ai bovini vengono periodicamente somministrati degli ormoni che, rilasciati nell’ambiente attraverso i rifiuti organici degli animali, si riversano in fiumi e corsi d’acqua e sono responsabili di mutazioni genetiche – in particolare di alterazioni sessuali- nei pesci. Le ricerche ancora in corso stanno approfondendo l’entità dell’impatto sulla salute, gli effetti a lungo termine e l’estensione geografica di tali sostanze inquinanti trasportate dal vento.
Ormoni bovini: nuove vie di contaminazione
di Janet Raloff, Mercoledì, 25 novembre 2009
traduzione a cura di laboratorioantispecista.org
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NEW ORLEANS. In una qualsiasi giornata, in un’area di circa 750.000 lotti di terra destinati all’allevamento intensivo vengono concentrati tra gli 11 e i 14 milioni di capi di bestiame. Alla stragrande maggioranza di questi animali vengono gonfiati i muscoli tramite steroidi: ormoni che alla fine verranno espulsi e dispersi nell’ambiente. Tuttavia, come mostrano svariati nuovi studi a riguardo, le nozioni comuni sul destino di queste sostanze altamente inquinanti vanno ampiamente riviste.
Dal convegno annuale della Società di Tossicologia e Chimica Ambientale (Society of Environmental Toxicology and Chemistry) che si è concluso lunedì 23 Novembre 2009 risulta quanto segue.
Un comune allevamento di vacche disperde 50 libbre (22,7 kg n.d.t.) di urina e feci ogni giorno. Questi rifiuti vengono raccolti in dei bacini o concimati per poi essere riutilizzati nei campi come fertilizzanti. Nei decenni passati gli scienziati sono diventati maggiormente sensibili ai danni ambientali causati da tali rifiuti che vengono riversati nei corsi d’acqua, senza essere preventivamente trattati in modo adeguato. Delle ricerche in merito hanno evidenziato un legame diretto tra la presenza di tali rifiuti nelle acque e le alterazioni del sesso dei pesci- gli esemplari femminili mostrano una “mascolinizzazione” e quelli femminili presentano delle caratteristiche tipiche dell’altro sesso.
Ma addurre la responsabilità di tali mutazioni a specifici ormoni destinati al bestiame può rivelarsi fuorviante. Secondo il parere di Alan Kolok dell’Università del Nebraska (Omaha), la ragione è legata al fatto che numerosi scienziati sono partiti da presupposti che appaiono per lo meno discutibili. Per esempio, l’affermazione secondo la quale gli ormoni che, una volta rilasciati, colpiscono i pesci rimarrebbero per sempre disciolti in acqua, o che la concentrazione a valle degli steroidi sarebbe maggiore dei valori riscontrati a monte, o ancora che il livello di ormoni sarebbe maggiormente concentrato nei piccoli ruscelli che in corsi d’acqua considerevolmente più estesi.
“Sono ipotesi perfettamente plausibili a priori” dice Kolok. Ma per ciascun caso “ciò che riscontriamo sul campo è che queste non vengono assolutamente confermate”.
Effetti transgenici
In una serie di esperimenti, il gruppo di scienziati di Kolok ha esposto per una settimana un campione di pesci d’acqua dolce a ondate di concime proveniente dai bestiami che erano stati trattati con androgeni (surrogati di testosterone, simili al trenbolone acetato) ed estrogeni. Messi a confronto con un campione di controllo di esemplari maschili in una vasca con acqua non trattata, gli esemplari del primo gruppo sviluppavano una serie di mutazioni “femminizzanti” e “demascolinizzanti”. In particolare: una riduzione delle caratteristiche maschili del sesso secondario (la testa tipicamente ingrossata che presenta delle prominenti protuberanze). Tali esemplari maschili presentavano anche l’attivazione di alcuni geni che reagiscono agli estrogeni.
Tali effetti sono da ricondurre con altissima probabilità alla presenza di estrogeni, nota Marlo Sellin, un membro del College of Public Health del Nebraska. Gli esemplari femminili non accusavano alcun effetto da collegare al concime dei bovini trattati con ormoni.
Dunque, il concime scarica estrogeni in acqua che allo stato naturale provocano delle mutazioni genetiche nel sesso degli esemplari maschili. Corretto? Sembrerebbe di no.
“Sul campo (per esempio nei fiumi), si notano effetti anti-estrogeno” osserva Sellin “che potrebbero suggerire che il concime bovino non sia il diretto responsabile”. Dunque Sellin fa notare che gli ormoni secreti potrebbero assumere la forma di composti chimici che agiscono in modo differente dai composti originari, in particolare se questi ultimi sono stati trasformati da microbi acquatici (i batteri possono alterare gli ormoni collegando e separando i composti chimici).
In un’altra serie di esperimenti, il gruppo di Sellin e Kolok ha collocato i pesci d’acqua dolce in vasche di acqua pulita o in vasche di acqua proveniente dal fiume Elkhorn, a valle del CAFO (Confined Animal Feeding Operations). Lo spartiacque del fiume Elkhorn in Nebraska ospita 2.200 degli esemplari CAFO. Gli studiosi dell’ambiente hanno aggiunto dei sedimenti provenienti dal fiume Elkhorn ad un acquario contenente acqua di fiume e ad un’altra vasca di acqua pura. I risultati sono a dir poco sorprendenti: gli esemplari femminili immersi nelle acque del fiume Elkhorn non presentavano alcune mutazioni ormonali a meno che nel fiume non fossero presenti dei sedimenti. Laddove erano presenti, infatti, i pesci accusavano degli effetti “defemminizzanti”, anche se fino a quel momento erano stati immersi in acqua pura.
Kolon e Sellin non sono ancora a conoscenza della ragione per cui i sedimenti apportino una sostanziale differenza. E’ plausibile che alcuni microbi presenti in essi abbiano trasformato il metabolismo degli ormoni altrimenti inattivi in composti biologicamente attivi.
Un’altra possibilità è che i metabolismi biologicamente attivi in acqua tendano a far presa sulle particelle dei sedimenti e vi si stabiliscano- fino a quando i pesci, che si nutrono di tali sedimenti, non ingurgitano tali particelle. Kolon porterà avanti il suo lavoro monitorando uno spettro più ampio di steroidi metabolizzanti con potenziali effetti su acqua e sedimenti. Il suo gruppo di ricerca inoltre persevererà nello studio degli effetti sui pesci: attraverso gli ormoni riscontrati nella loro dieta e l’analisi dei flussi di acqua che penetrano nelle branchie o entrambi. (…)
Blowing in the wind (n.d.t. Soffiano nel vento)
In alcune aree del paese, come il Texas occidentale, l’acqua non avrebbe che un ruolo marginale nell’esposizione ai rifiuti tossici provenienti da bestiami trattati con ormoni, stando a quanto sostiene Philip Smith della Texas Tech University di Lubbock. In zone aride e spesso ventose come quelle del West, la polvere può traghettare notevoli quantità di ormoni di animali d’allevamento attraverso l’aria – probabilmente insieme a tracce di farmaci veterinari iniettati nel bestiame.
Per un qualche misterioso motivo, in questa regione, spesso il vento infuria tra le 5 e le 6 del pomeriggio. Al convegno Smith ha mostrato delle foto scattate con intervalli regolari di 30 minuti presso lo stesso edificio predisposto all’allevamento di bestiame. In una delle foto, la struttura era chiaramente visibile ed era possibile leggere le insegne su un lato. In un’altra immagine, la polvere aveva temporaneamente oscurato la visibità al punto che sembrava che una fitta nebbia fosse penetrata all’interno dell’edificio. Un vento da 30 miglia all’ora può spazzare via la terra secca. Ma a volte dei venti locali soffiano a 60 o 80 km / h – “e non sto esagerando”, osserva il collega George Cobb “questa parte del paese può anche essere estremamente arida”, aggiunge. “Si può andare avanti per mesi senza pioggia”.
E’ sufficiente trovarsi nel mezzo di una di queste periodiche tempeste di polvere nelle vicinanze di un CAFO per domandarsi di cosa siano costituite queste particelle presenti nell’aria, dice Smith.Tuttavia, piuttosto che lanciarsi in speculazioni, per scoprirlo lui e Cobb hanno posizionato dei campionatori delle polveri ad alto volume e raccolto dei dati durante i momenti dedicati ai pasti nel periodo primaverile ed autunnale di quest’anno.
Il loro campionatore sperimentale in scala ha esaminato la polvere impregnata di steroidi spazzata via proveniente da 12 CAFO (5 misurazioni intorno ad aprile e un’intera dozzina da allora al mese di novembre 2009). I valori tendevano ad incrementarsi in primavera, periodo in cui il picco delle concentrazioni di metabolizzanti di trenbolone si aggirava tra i 30 e gli 83 nanogrammi per grammo di polvere, a seconda dei composti. In autunno raggiungevano tra i 5 e i 29 ng/g.
Ad oggi, ogni volta che si avvia uno studio sugli ormoni animali presenti negli escrementi “l’attenzione si concentra sull’acqua” fa notare Smith “e io sono sensibile a questa prospettiva perché ho sempre vissuto in aree con una forte presenza di pioggia e nebbia. Ma questo contesto è differente”.
La domanda più ovvia è: che significato possono assumere queste concentrazioni? Sonno dannose per la salute – ovvero più dannose della polvere che viene generalmente inalata? “Non ne abbiamo idea ma continueremo a valutare se effettivamente il fenomeno sia preoccupante o meno. Per esempio, quali sono gli effetti del fenomeno sul sistema circolatorio? In quanto tempo vengono smaltite queste sostanze inquinanti? A che velocità si muovono?”.
Cobb aggiunge che è inoltre importante accertare se queste sostanze si attaccano a particelle di polveri di una certa dimensione- come forse le polveri sottili che vengono inalate e si concentrano direttamente nei polmoni.
Di fatto, gli studi compiuti presso Texas Tech e in altri luoghi mostrano come piccolissime particelle di polvere possano percorrere lunghe distanze, fino ad attraversare i continenti e persino gli oceani.













