Durante la notte di domenica 18 ottobre alcuni attivisti anonimi hanno liberato, in una azione coordinata, più di 20.000 visoni che vivevano rinchiusi in gabbie condannati a morte in 4 allevamenti spagnoli situati ad Abegondo, Montouto, Vizoño e Soria. Durante la stessa settimana ne sono stati liberati 15.000 in Danimarca e altri 1.000 in Svezia.

Solo l’industria spagnola della pelliccia – insieme ai suoi clienti – è responsabile della morte di più di 400.000 visoni ogni anno. Le sue vittime vengono soffocate col gas del tubo di scarico di un trattore dopo una vita di esilio e privazioni. Rinchiusi in gabbie di filo di ferro di 40 cm di larghezza per 50 cm di profondità e 40 di altezza, questi animali soffrono enormente per la privazione di libertà, senza potere pestare nemmeno la terra che c’è sotto la gabbia. Le femine utilizzate come riproduttrici passeranno fino a tre anni in queste gabbie, i loro cuccioli vengono separati da loro dopo poche settimane di vita per essere dopo alcuni mesi uccisi e scuoiati. A causa dell’enorme stress che la prigionia provoca, molti di questi animali presentano comportamenti stereotipati come movimenti ripetitivi, oppure mordono le sbarre, si automutilano o attaccano gli altri.

Grazie all’azione coordinata di questi attivisti anonimi, migliaia di individui che sarebbero stati uccisi e scuoiati sei settimane dopo, avranno ora l’opportunità di essere liberi. Come informano i mezzi di comunicazione, alcuni di questi animali si sono potuti allontanare fino a 10 km di distanza dall’allevamento nel quale vivevano incarcerati fino a questa mattina all’alba.
Noi di Animal Equality ci rallegriamo per ogni individuo che è potuto uscire dalla gabbia nella quale era imprigionato e ci dispiacciamo della morte di quelli che sono stati investiti, ma vogliamo ricordare che ognuno di quegli animali sarebbe morto per mano dei pellicciai, soffocati dal gas di scarico di uno dei loro trattori. Gli attivisti hanno offerto loro l’opportunità di uscire dalle gabbie e correre per la loro vita, qualcosa che fino a questa notte non avrebbero potuto fare.
Queste azioni ci ricordano la necessità di proibire gli allevamenti da pelliccia, e la conseguente collaborazione dei cittadini con questa industria. E’ un dato di fatto che possiamo vestirci senza utilizzare pelle e pelliccia di altri animali.
Disponiamo di una moltitudine di materiali sintetici e di origine vegetale che non implica lo sfruttamento di animali di un’altra specie.
Contro lo sfruttamento animale, perché nessun animale è uno schiavo.
Tratto da http://www.animalequality.net/node/83













